Te, o Sol, riprega la natura, e il tuo
Di pianto asciugator raggio saluta,
E tu la accendi; e si rallegra e nuovi
Promette frutti e fior. Tutto si cangia,
Tutto père quaggiú! ma tu giammai,
Eterna lampa, non ti cangi? mai?
Pur verrà dí che nell'antiquo vòto
Cadrai del nulla, allor che Dio suo sguardo
Ritirerà da te: non piú le nubi
Corteggeranno a sera i tuoi cadenti
Raggi nell'Oceàno; e non piú l'Alba,
Cinta di un raggio tuo, verrà sull'orto
Ad annunziar che sorgi. Intanto godi
Di tua carriera. Oimè! ch'io sol non godo
De' miei giovani giorni; io sol rimiro
Gloria e piacere, ma lugúbri e muti
Sono per me, che dolorosa ho l'alma.
Quel corteggiar delle nubi lo riprese poi in uno de' sonetti piú veramente belli,
O sera! E quando ti corteggian liete
Le nubi estive e i zefiri sereni:
ed è delle non poche novità da lui portate nella lingua poetica.
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Prima de' diciannove anni il Foscolo faceva e volea fare pur troppo anche de' poemi e delle cantiche; uno per esempio, che descrivesse la storia del cristianesimo nientedimeno che dal principio alla fine del mondo; e il Genio, in tre canti di versi sciolti (Canto primo, Il Genio universale: Canto secondo, Il Genio nelle scienze: Canto terzo, Il Genio nelle arti); e Il Piacere, canti tre in terza rima; e súbito dopo Il Robespierre, o, come scriveva egli, Il Roberspiere, canti tre pure in terza rima. Per fortuna, di cotesti poemi non ci resta nulla; se non l'occasione a notare come di simili trattazioni didascaliche e filosofiche l'esempio venisse dalla poesia inglese d'allora e avesse anche sedotto in età piú matura e già padrone dello stile quell'altro greco ingegno di Andrea Chénier: le cantiche poi dovevano essere d'ispirazione montiana. Lo fan supporre due poemetti che, fuori dei registrati nell'indice, furono stampati: La Croce, canto in terza rima pubblicato del '96 per monaca, e La Giustizia e la Pietà, canti due in versi sciolti con un coro rimato, pubblicati del '97 per S. E. Angelo Memmo che lasciava la reggenza di Chioggia.
La Croce mostra anche montiano del tutto l'impasto dello stile e l'andare della verseggiatura: ci sono terzine ormate evidentemente su altre del Pellegrino apostolico, qualcheduna non però senza grazia:
Tremante allor, con luci timorose,
Si strinse alla sua duce la donzella
E nel suo petto il volto si nascose.
Poi l'alzava qual dopo la procella
Pian pian tragge dal nido il capo, e guata,
L'impaurita ingenua colombella.
Nei canti pe 'l Memmo è notevole, almeno come ricordo del luogo natale, la lode dell'aver represso il brigantaggio in Zante: