Essa pur la bella Abonda
De' cristiani ha gran paura,
Ed il giorno sta nascosta
D'Avalun ne la sicura

Isoletta. Ne l'oceano
De' romantici, assai lunge,
È quest'isola: l'alato
Pegaseo solo vi giunge.

Mai la Cura non v'approda,
Né vapor su quelle ripe
Mai depone i curïosi
Filistei da le gran pipe.

Non si sente là de'doppi
Il suon tristo, fastidioso,
Quel din don din do continuo
Alle fate tanto odioso.

Là, fiorente di perpetua
Gioventú, sempre gioconda,
Vive in mezzo a la letizia
La gentile e bella Abonda.

Fra l'odor di strani fiori,
Là ridendo ella passeggia.
Fra una turba di ciarlieri
Paladin che la corteggia.

Ma Erodiade, la povera esecrata ebrea, sta sotterra nei vecchi sepolcreti di Gerusalemme:

Nel sepolcro fredda salma
Stai dormendo tutto il giorno,
Fin che poi a mezzanotte
Ti risveglia il suon del corno,

E tu segui con Dïana,
Con Abonda, la feroce
Cavalcata, e con gli allegri
Cacciator ch'odian la croce.

L'attrazione della caccia selvaggia e la fatal simpatia d'Erodiade rapisce il poeta: