Ripien del tuo vigor
D'aver quant'ama il cor
La notte sogna.

Oh come è bel mirar
La spuma che in versar
Gorgoglia fuora,

E in un istante ancor
Lo spirto del liquor
Che la divora![61]

Ma chi volesse vedere un saggio o un cenno o un esempio del come sarebbe riuscita la canzone convivale nel vero sentimento popolare italiano, gli bisognerà ricorrere a un marchese erudito, a un marchese tragico, a un marchese che sapeva di latino, di greco, di ebraico, di tedesco, e volea sapere, credo, anche di etrusco, al marchese Scipione Maffei. Il quale del resto da giovane fu anche soldato, e nel 1704 prese parte alla battaglia di Donawerth sotto un suo fratello generale al servizio della Baviera e autore di Memorie che nessuno più legge e che sono tutt'altro che spregevoli. Nella sua vita militare l'autore della Merope e della Verona illustrata scrisse canzonette da tavola adattate a certe arie. Eccone una:

Amici, amici, è in tavola;
Lasciate tante chiacchiere;
Tutti i pensier se 'n vadano,
Se 'n vadan via di qua.
Che il cielo sia sereno,
Che sia di nubi pieno.
Buon tempo qui sarà.

Quand'io mi trovo a tavola,
Non cedo al re del Messico,
Né mai pensier di debiti
Allor mi viene in cor.
Segghiamo allegramente,
Godiam tranquillamente,
Ci pensi il creditor.

Ch'arrabbin questi economi
C'han sempre il viso torbido!
Per gli anni c'hanno a nascere
Tesoro io non farò.
Ch'io serbi per dimani?
Follia! che san gl'insani
Diman s'io vi sarò!

Ma se a noi fan rimprovero
Che siamo a mangiar dediti.
Non mangiam senza bevere,
Ché non è sanità.
Qua coppe, qua bicchieri,
Vin bianchi, vini neri:
Quest'è felicità.