Non di meno al novo giorno
Obliavo i pomi e il pane,
A le vecchie io fea ritorno
E chiedea nuove panzane.[71]

Non è se non uno svolgimento di cotesta prima la strofe di sei versi, che aggiunge, cioè, ai primi quattro una coppia a rime baciate. Piú larga, ricorda un po' l'antica ballata.

Maggio, onor di primavera,
Oggi nasce in grembo a'fiori:
Spira l'aura lusinghiera,
Scherzan lieti i nudi amori:
Con dolcissimo diletto
Rido e canta ogni augelletto

è una maggiolata del secolo decimosettimo, semipopolare[72]. Tale strofe riprese bene il Chiabrera, nelle odi ad Amarilli, tra descrittive e narrative.

Vieni almen per trarre un'ora
Tutta lieta e dilettosa
Qui vermiglia esce l'aurora,
Qui la terra è rugiadosa,
Qui trascorre onda d'argento,
Qui d'amor mormora il vento.

Mirerai rive selvagge,
Chiusi boschi, aperti prati,
Spechi ombrosi, apriche piagge,
Valli incólte e colli arati:
Che dirò di tanti fiori?
Fior che dan cotanti odori?

I nevosi gelsomini,
Le vïole impallidite,
Gli amaranti porporini
Di beltà movono lite;
Ma la rosa in su la spina
Sta fra lor quasi regina.[73]

Dal Chiabrera l'ebbero il Frugoni e gli Arcadi, e l'abbiosciarono. Da essi la liberò il Parini; e la racconciò nel Parafoco,[74] la rialzò nell'Impostura imprimendole impeti nuovi e nervosi, e pur lasciandole un po' della popolare pianezza. Il Monti in poesie rivoluzionarie e imperiali la fece squillare a battaglia.[75] Il Manzoni la fece parere un'altra, aggiungendole un tronco, nella Resurrezione, che è delle sue poesie meno eguali e forse meno corrette ma piú originalmente liriche.

Perdonino i liberi e profondi ingegni queste chiacchiere su' metri, troppo lunghe e minute: ma senza conoscere la storia della metrica, poco fin ora o nulla curata in Italia, si potrà benissimo fare molta retorica inspirata e chiamarla poesia o critica, ma non s'intenderà mai Io svolgimento organico e lo spirito della lirica, non si discernerà quello che sia da innovare o modificare e quello che giovi meglio lasciar morire.