V.
LE NOZZE.
Quest'ode fu scritta del 1777, nella prima quindicina di ottobre: l'abate Gian Carlo Passeroni la mandava con lettera del 15 a Verona al dottor Paolo Patuzzi, che era dietro a compilare una delle tante raccolte nuziali d'allora. Il Passeroni scriveva: «Per servirvi presto e bene, mi sono raccomandato ai due piú classici scrittori che io conosca in Milano; ambedue m'hanno promesso; ma un solo m'ha favorito; onde ho dovuto io subentrare al peso, che l'altro non ha voluto o potuto portare. Dunque la canzonetta scritta di mia mano è mia, fatene quell'uso che volete; l'altra è dell'abate Parini, e ve la raccomando ...» La canzonetta del Passeroni che segue alla lettera è troppo simile alle troppe sue sorelle sparse per venti o piú volumi di rime e d'apologhi del buon nizzardo: incomincia
Fu a color la sorte amica
Che spirarono di vita
La primiera aura gradita
In città nobile antica,
Per pietà per saver chiara;
Quanto mai da lei s'impara!
e séguita
Quanto celebre è Verona!
Cosí ognun di lei favella,
Ed il titolo di bella
E di dotta ognun le dona:
Voi la cuna a lei dovete:
Quanto mai felice siete!
Quanto mai siete un buon uomo, dové pensare il dottor Patuzzi; e non pubblicò la canzonetta dell'autore del Cicerone, sí quella del Parini, nella raccolta intitolata Per nozze de' nobili signori marchese Carlo Malaspina e contessa Teresa Montanari, stampata in Verona dal Moroni nel 1777.[80]