Dunque l'ode Le Nozze fu composta per una raccolta e stampata in una raccolta ventisette anni dopo che il Bettinelli aveva composto il poemetto satirico allegorico critico in quattro canti d'ottava rima su le raccolte o contro le raccolte[81]; sí che potrebbe parere che il Parini fosse rimasto addietro in franchezza di opinioni e in audacia di ribellioni dalle mode letterarie al gesuita falsificatore di Virgilio, se il Bettinelli non avesse pur egli seguitato a dar del suo alle raccolte per tutta la vita e se le raccolte in Italia non durassero tutt'oggi a divertire forse quelli che noiano gli altri per metterle insieme.

Il Bettinelli riporta, solo per capriccio poetico, alla metà del secolo XVII l'invenzione delle raccolte dei versi. Ma la prima forse fu fatta per la morte di Dante, che anche nelle sue ecloghe inventò l'Arcadia. Il Cinquecento incomincia con le Collettanee grece latine e vulgari in morte de l'ardente Serafino Aquilano [1504], e ne conta poi delle celebri, parecchie: Il tempio di donna Giovanna d'Aragona [1554]: Rime in vita e in morte della signora Livia Colonna [1555]: Rime in morte del cardinal Bembo [1549], in morte d'Irene dei signori di Spilimbergo [1561], in morte e per le esequie di Michelangiolo [1564]. Le raccolte in specie per nozze abondano dal 1575 al 1625 particolarmente in Romagna, e nominatamente nelle città di Bologna, di Ferrara, di Ravenna. La piú antica a me conosciuta fu impressa in Bologna del 1575 nel fausto sposalizio di Carlo Antonio Fantuzzi e Laerzia Rossi. Altra stampata in Ravenna del 1583 per le nozze d'Alfonso d'Avalo marchese del Vasto e di donna Lavinia Feltria Della Rovere ha una canzone di Torquato Tasso.

Il Bettinelli anche attribuí l'uso di verseggiare le nozze principalmente al Marini, che, egli scrive, divulgò, senza tener conto de' sonetti, egli solo dieci e forse piú poemi di tali argomenti. Ma piú assai che dieci canzoni nuziali, oltre sonetti moltissimi, avea già composto Torquato Tasso, e prima di lui per nozze di Medici e di Farnesi ne compose Francesco Maria Molza. Sí veramente che in quelle rime del Tasso e del Marini è già tutta la materia e il maneggio della poesia nuziale, quale derivò nelle raccolte dell'Arcadia, con due amminicoli o luoghi comuni, la lascivia rimbiondita con frasi e figure piú o meno garbate, e l'adulazione su gli avi famosi e su i nepoti che han da nascere anche piú famosi.

Il Baretti in certo capitolo a un amico che raccoglieva rime per nozze toccò bravamente della lascivia, mirando al Frugoni:

Dite un poco a quel vostro pretacchione
Che, quando vuole far versi per nozze,
Non istomachi tanto le persone.

Non dico che non usi frasi sozze:
Ma non vorre' neppur ch'egli adoprasse
Certe rubriche imagini mal mozze.

Vorrei che con ritegno egli parlasse,
Vorrei che il molle seno e il casto letto
E i casti baci da un canto lasciasse.

Cosí procaccerebbe piú rispetto
Alla sua toga, e un certo soprannome
Non gli saría cosí sovente detto.

Faccia pure scherzar le bionde chiome
Sulle guance vermiglie e sulle bianche
Spalle soavemente, io non so come;