È la raccolta un traditore ordigno,
Vago in vista, piacevole, pudico;
Sembra un cortese libricciuol benigno,
Ma in volto onesto asconde un cor nemico.
Sparge un succo sonnifero maligno,
A l'oro insidia, a la menzogna è amico;
Di monache fa strazio e di dottori,
E le nozze avvelena e i casti amori.

Tempo già fu che d'onorato sprone,
Servir poteva a l'anime gentili,
Or destando a cantar dotte persone,
Or lodando atti onesti e signorili:
Ma le antiche Gonzaghe e le Aragone
Cangiò col tempo in giovinette vili,
Trovò nel vulgo l'Elene e i Pompei,
E fu veduto a nozze con gli ebrei.[84]

Già, anche con gli ebrei. In Ferrara, nel 1744, fu pubblicata per Bernardo Pomatelli stampatore arcivescovile, con licenza de' superiori, una raccolta di rime Per li felici sponsali del signor Moisè Vitta Coen ferrarese colla signora Consola Coen mantovana; ebrei, come sentite, e della tribù sacerdotale, mi pare. Sono sette sonetti e una canzonetta, sottosegnati di denominazioni academiche, D'un pastor arcade, D'un accademico infecondo, D'un accademico intrepido. Entrano in uno de' sonetti Rachele e Giacobbe:

Onor di Carra e la piú illustre e bella
Delle sirie fanciulle era Rachele;
Ma tre lustri servir, soffrir per quella
Del suocero gl'inganni e le querele,

Ma unirsi a forza alla maggior sorella
E l'assenzio gustar prima del mèle,
Tal la nemica fu sorte rubella
Dell'amoroso suo sposo fedele.

Tu che senza sí gravi affanni e rei
Questa accogli gentil vergine al seno,
Ben di Giacobbe or piú felice sei;

Che se al placido volto ed al sereno
Volger degli occhi lusinghieri e bei
Non è Rachel, la rassomiglia almeno.

In un de' rari esemplari di cotesta raccolta presso di me è manoscritta una nota che dice: 31 marzo. Per mano del Boia [lettera maiuscola] avanti le prigioni fu abbruciata d'ordine di Roma. Uscirono molte satire manoscritte contro questi sonetti. D'alcuna delle quali satire, e proprio di una intitolata con accesa pietà cristiana Pentapoli arrostita, era autore il Baruffaldi seniore, autore anche del Canapaio; che per essere arciprete di Cento nel ferrarese e per avere scritto non bene qualcosetta intorno all'Orlando si credea avere un ramo dell'Ariosto, e dovea tenersi certamente piú poeta del Redi per avere scritto molti ditirambi, ch'egli denominava Baccanali, a ogni proposito, per esempio, su 'l Museo volpiano e su San Filippo Neri, su 'l libro d'oro della repubblica di Venezia e sul tabacco, e anche su le nozze saccheggiate.

Una sola città, racconta il Bettinelli, delle men popolate, Ravenna, ebbe una raccolta pubblicata del 1739 con rime di centotrentasei poeti suoi. E a mettere insieme tutte le raccolte stampate per quei cento anni in Imola, Faenza, Forlí, Cesena, Rimini, Ravenna (oltre che in Bologna e Ferrara), ci sarebbe da trovarsi a dosso una biblioteca altro che ordinaria. In quel secolo i romagnoli correvano a far rime come oggi a far comizi.