La satira del Bettinelli valse non a scemare in Italia il numero delle raccolte, ma a cambiarne un poco le intitolazioni, il metodo, la contenenza, direi quasi la indole.
Così nel '53 ne uscí in Ferrara una intitolata Gli augurii delle nove muse per le nozze del marchese Francesco Calcagnini colla marchesa donna Alessandra Scotti. In una lettera preliminare si riprendeva l'indocile stemperato appetito di raccolte; si affermava che i poeti se ne dicono stanchi, stanchi fino allo stomaco i lettori; con tutto ciò si trovava ottimo il pensamento di far raccolte di autori eletti, di argomenti obbligati e di stabilita maniera di versi. Alla lettera seguono gli augurii delle fatidiche sorelle: fra le altre, Talia, nella persona del conte Camillo Zampieri, autore d'un poema su Tobia, d'una infinità di sonetti frugoniani e di catulliani endecasillabi, augura agli sposi copia di beni e buona economia: Euterpe, per bocca dell'ab. Girolamo Ferri, latinista, quel tanto di sapere che può loro convenire, con molte raccomandazioni d'avere nella debita stima gli uomini dotti ecc. ecc.
Imitazione della raccolta ferrarese paiono I fasti d'Imeneo nelle nozze degli dèi stampati in Bologna dalla tipografia del Sant'Ufficio (chi l'avrebbe detto a San Domenico?) il 28 aprile del '62. Imeneo reca nel consiglio dei numi notizie del gran fatto: degli sponsali cioè del conte Giov. Francesco Aldrovandi Mariscotti senatore bolognese con la marchesa Lucrezia Fontanelli di Reggio. Alla novella balena un degnevol sorriso su 'l terribile sopracciglio di Barba Giove. Gli dèi applaudono e attaccano discorso su le brave persone che uscirono dalle due casate: Minerva parla degli scienziati e de' letterati, Marte de' guerrieri, Febo de' poeti. Le Muse si preparano anch'esse a cogliere e mettere in mostra i piú bei frutti delle due piante amiche al cielo. Quando Giove, stendendo la destra,—Zitti là—dice—meno schiamazzo;—e fa lui una chiacchierata lunghissima, conchiudendo che, per meglio onorare le nozze Aldrovandi e Fontanelli, alle beate e immortali nozze si paragonino degli dèi e queste in commendazione e quasi in concorrenza di quello si cantino. E qui sette canti. Ricordo Proteo che nelle strofe di Ludovico Savioli celebra le nozze di Nettuno e Anfitrite, Erato che per bocca di Agostino Paradisi canta quelle di Apollo e di Calliope. Infine Vincenzo Corazza, per Bacco e Arianna, pensò meglio di tradurre un epitalamio dal secondo libro, Le nozze della Filologia e di Mercurio, dell'opera su le Arti liberali di Marziano Capella. Cotesto bolognese nella seconda metà del secolo decimottavo propugnò validamente la imitazione dei metri classici nella poesia italiana, e in questa raccolta imitava i versi di Marziano con tali senza rima:
Non cosí tosto l'aurea
Nel scintillante ciel luna fia apparsa,
Accoppierò le rose a un laccio e i gigli.
Per entro i sacri talami
S'aggiungeranno la fanciulla e il dio:
Odorate di cinnami le sponde.
Esper la vegga vergine
Per poco ancora e intatta: alla prim'alba
Fosfor dall'alto ciel vedralla sposa.
Splendidi per opera tipografica e pregevoli per testimonianza d'erudizione, lo stesso anno che I fasti d'Imeneo, uscirono in Bologna dai tipi della Volpe I riti nuziali degli antichi romani a festeggiare le nozze di don Giovanni Lambertini e donna Lucrezia Savorgnan: sono dieci capitoli in terza rima—ce ne ha di Vincenzo Corazza, di Camillo Zampieri, di Agostino Paradisi—che percorrono l'argomento per tutte le sue parti, con innanzi una dotta memoria di mons. Floriano Malvezzi (Diomede Egeriaco) e con incisioni e vignette di marmi e oggetti antichi bellissime. Piú tardi (1771) e piú modesto non ostante la superbia del titolo, esce pure in Bologna e dalla oramai profanata stamperia del Sant'Uffizio, Il coro delle Muse a celebrare le nozze del conte e senatore Gius. Dalla Serra Malvasia Gabrielli e della marchesa Eleonora Zambeccari. Le nove sorelle cantano in tutti i metri: Apollo esordisce con endecasillabi sciolti per bocca, meno male, di Ludovico Savioli, e chiude ahimè con un sonetto, per bocca, ahimè ahimè ahimè, del padre Bovi. Molto piú ancora modesti, almen nella forma tipografica del Riccomini, ne si presentano del '72 in Lucca, per nozze Lucchesini e Orsini, gli Imenei festeggiati in Citera; e Pindaro canta in sestine ed è.... è un padre Romualdo Baystrocchi Accademico Ricovrato e Dissonante, Tibullo in terzine non mica male è il Cerretti, il Petrarca è Giuliano Cassiani, l'Ariosto è niente meno Cristoforo Boccella.
Piccolina, presuntuosetta, battendo il tacco come un petit-maître, esce, un anno innanzi la rivoluzione in Bologna, per le nozze del sen. Giacomo Ottavio Beccadelli con la marchesa Violante Bovio, La toilette; e il cavalierino Clementino Vannetti canta in strofette settenarie Il déshabillé, e il marchesino Ippolito Pindemonte in strofette savioliane Lo specchio, e il poetino Giacomo Vittorelli in strofette pur settenarie Le forcelle, e l'abatone Lorenzi in strofette savioliane La polvere di Cipro, e la futura professoressa greca Clotilde Tambroni, in strofe idem, La cuffia e i veli: meno male!
Ultimi, tra gli splendori del classicismo napoleonico, nel 1812, i Pemeni Filopatridi coi tipi bodoniani di Parma invocavano in terzine magnificamente elaborate gli Dei Consonti a sorridere benefici su le nozze di Alceo Compitano dodecandro con Telesilla Meonia, figliuola di Acrone Meonio poeta massimo: avete capito, credo, che erano le nozze di Giulio Perticari con la Costanza figliuola di Vincenzo Monti.
☼