Qualche poeta trattò da sé solo argomenti nuziali in una serie di piú composizioni, per lo piú sonetti, che continuando svolgessero per ordine un concetto o una rappresentazione unica.

L'ab. Pellegrino Salandri, quel delle Litanie della Madonna in sonetti, anche ne scrisse cinquanta, per le nozze di Pietro Leopoldo Granduca di Toscana con Luisa Borbone di Spagna; nei quali descrisse e narrò il viaggio della sposa per le diverse città con fermata in Mantova fino ad Innsbruck, e i divertimenti, e il ritorno degli sposi in Italia per Mantova a Firenze, e le glorie e le speranze ecc. ecc. Meglio, per nozze in Mantova della marchesa Teresa Castiglioni, espose in dodici sonetti una Galleria di donne illustri; nella quale a una greca o romana fa regolarmente riscontro una barbara, Maria d'Austria a Cornelia madre dei Gracchi, Cristina regina di Svezia (non senza meraviglia, penso, di tutt'e due) a Veturia. Meglio ancora, per le stesse nozze, verseggiò in trentacinque sonetti, prima e con piú spirito che i poeti della raccolta bolognese per il Lambertini, Le nozze secondo i riti degli antichi: de' quali sonetti alcuni sono, per raffigurazione plastica, belli. Ai nostri vecchi piaceva piú di tutti quello che descrive il sacrifizio:

Questo bosco e quest'ara a te consacro,
Santa madre d'Amor, Venere bella:
Ecco intorno al pietoso simulacro
L'amaraco, la persa e la mortella:

Ecco il sal puro, ecco il lustral lavacro,
La candida odorifera facella,
E il coltel che, compiuto il rito sacro,
La bianca sveni ed innocente agnella.

Or cinta il crine dell'idalie rose
Vieni, e del nume tuo spargi l'altare.
Bella unitrice de le belle cose;

Ché coppia non vedrai d'alme piú chiare,
Se non riede il garzon che in duol ti pose,
Se non torni tu stessa a uscir del mare.

Ma per graziosa agilità nelle mosse forse che non gli cede questo, che è la presentazione e la preghiera della sposa al tempio di Giunone:

Cinge il ceruleo manto, il capo infiora,
Riveste il breve piè, vela le ciglia
Licori; e il piede e il velo a lei colora
La diletta a Giunon vaga giunchiglia;

E al tempio della dea, cui Giove onora,
Pensosa e taciturna il cammin piglia;
E ovunque move, la ridente aurora,
Ch'esca dal balzo orïental, somiglia.

Al sacro limitar ferma le piante,
E il pio ministro, che per man la prende,
La riconforta e guida all'ara avante.