Là le supplici palme al cielo tende,
E mostra agli atti e alle parole sante
Che di là solo ogni soccorso attende.

E per animata verità storica può anche piacere quest'altro che rappresenta l'entrar della sposa nella casa del marito secondo la costumanza romana:

Chi sei?—Caia son io.—Vieni, e seguace
Gaudio in questo ti sia nuovo soggiorno—:
Dice il custode, ella risponde, e pace
Spira dagli occhi e dal bel viso adorno.

Fregia l'uscio di bende, e con sagace
Man l'olio versa a' cardini d'intorno:
Pronto è il fanciullo per ghermir la face,
Che non rapita le saría di scorno:

Entra, donna immortal, ma deh! che il saggio
Virginal piede il limitar non tócchi:
Sai qual alto n'avresti un giorno oltraggio.

Ma già in meno che stral d'arco si scocchi
Lanciossi entro la soglia, e al suo passaggio
I cardini si alzâr, benché non tocchi.[85]

Sonetti nuziali parecchi scrisse il Cesarotti, con la solita pretensione filosofica, e nel fatto declamando con molto barocchismo di lingua e di stile. E pure il Leopardi li ricettò in quella sua Crestomazia, che pare un ospitale di storpi o una sala di pezzi anatomici della poesia italiana. Che sugo c'è, si domanda, a mettere fra le cose utili ad apprendere de'versacci di questo conio?

Era un bosco la terra: ivano a squadre
Gli uomini errando e si mescean quai fere:
Sceso Imeneo da le celesti sfere
La sua possanza ah di qual ben fu madre!