Sacri nomi s'udir di sposo e padre;
Ministro di virtú fèssi il piacere;
Saggio divenne amor, dolce dovere;
Nacquer leggi, cittadi, arti leggiadre.
Fu di famiglia pria quel che fu poi
Amor di patria; ché ad amar s'apprese
Ne'suoi sé stesso e ne la patria i suoi.
S'eternàr chiari nomi, avite imprese;
Virtú scambiârsi, e s'innestaro eroi.
Sposa, Imene a tal fin sue faci accese.[86]
Anche l'ex-gesuita Clemente Bondi, quando la rivoluzione ebbe reso alla vita un po'piú di serietà, cantò, diciamo oramai cosí anche noi per tacita convenzione, il matrimonio in dodici sonetti, se non cristiani, come a lui prete saría stato bene, almeno morali. Ecco un saggio:
Coppia gentil, che ai pronubi misteri
T'accosti a piè degli invocati altari,
Dal sacro laccio a cui la man prepari
Sai cosa il cielo e la tua patria speri?
Sposa, da te sensi d'onor severi
E custodia ed amor dei casti lari:
Da te, signor, che a sostenere impari
Di padre e cittadin cure e pensieri:
E d'ambedue, di gentilezza avita
E di pietà religïosi esempi,
E prole poi, che di virtú nutrita
Del moribondo secolo ristori
Gli acerbi danni, e de'futuri tempi
I rei costumi ed il destin migliori.[87]
Ah sí, padre Clemente? Bisognava pensarci un po'prima, in scambio di scriver tanti sonetti su la cagnolina d'Amarilli, su Nice salassata, su Nice elettrizzata, su Nice che tira a'pipistrelli, e anacreontiche su la. .. giacché non siamo gesuiti, diciamo diarrea.