Per l'atra solitudine
Tal di sé stesso incerto
Se 'n gía con orme pavide
Misurando il deserto
L'uomo, a le belve símile,
Sconoscente a natura, ignoto a sé.

Salve, o fanciullo idalio,
Spirator di leggiadre
Cure ne l'uomo indocile;
Salve, de l'uomo padre.
In società raccoglierlo,
Se non Amor, qual altro dio poté?[91]

Anche il Parini, per tornare pur una volta a lui, disseminò per le raccolte nuziali, oltre la canzonetta, altre rime parecchie. Un sonetto meritò di essere tradotto in leggiadro disegno da Andrea Appiani:

Fingi un'ara, o pittor. Viva e festosa
Fiamma sopra di lei s'innalzi e strida:
E l'un dell'altro degni e sposo e sposa
Qui congiungan le palme: e il Genio arrida.

Sorga Imeneo tra loro; e giglio e rosa
Cinga loro a le chiome. Amor si assida
Su la faretra dove l'arco ei posa;
E i bei nomi col dardo all'ara incida.

Due belle madri al fin, colme di pura
Gioia, stringansi a gara il petto anelo,
Benedicendo lor passata cura.

E non venal cantor sciolga suo zelo
A lieti annunci per l'età ventura;
E tuoni a manca in testimonio il cielo[92].

È una fantasia archeologica, vaga come un bassorilievo antico; e mostra il gusto plastico del poeta. Tutto nella vita, ma in quella vita senza cuore e senza testa, che finí con la società del Settecento, è invece quest'altro, che pare il séguito di quel del Frugoni: