O tardi alzata dal tuo novo letto
Lieta sposa, a lo speglio in van ritorni,
E di fiori e di gemme in vano adorni
E di candida polve il crin negletto.
La diva che al tuo sposo accende in petto
Fervide brame onde bear suoi giorni
Vuol che piú volte oggi lo speglio torni
A rinnovare il tuo cambiato aspetto.
Ecco a la bella madre Amore addita
L'ombra che ad or ad or sul crin ti viene
La dissipata polvere seguendo;
E pur contando su le bianche dita
E fiso nelle tue luci serene
Guarda vezzosamente sorridendo.[93]
Graziosissimo, del resto, salvo il sesto verso, strascinato con quell'onde bear suoi giorni.
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Ma nell'ode nuziale del '77 la prima novità che il Parini trovò fu del metro: fra tante migliaia d'impolverati sonetti e di canzoni strascicate e di compassate odi e di ecloghe e di capitoli e di ottave e di sciolti, venir fuori con delle strofette ottonarie andanti, sonanti, inebrianti di famigliare letizia:
È pur dolce in su i begli anni
De la calda età novella
Lo sposar vaga donzella
Che d'amor già ne ferí.
In quel giorno i primi affanni
Ci ritornano al pensiero
E maggior nasce il piacere
Da la pena che fuggí.