A Partenope me 'n volo,
Indi solco il mar tirreno;
E afferrando il tosco seno
Rendo grazie a' dèi del mar.[96]

E al movimento franco rapido allegro del metro risponde nelle Nozze del Parini la cordiale movenza interna dell'ode e la intonazione spontanea, quasi direi popolare. Non miti né simboli, non archeologia né filosofemi, non allegorie non mitologie non pastorellerie; ma in quattro versi la sera delle nozze, e súbito appresso, con un bell'accorgimento di passaggio, lo svegliarsi degli sposi la dimane della notte nuziale.

«Quante cose e tutte belle—nota a questo punto un degli amici biografi, il Bramieri—potuto avrebbe il poeta collocare fra la terza strofe e la quarta! E al suo pennello delicato e sicuro non sarebbe mancata l'arte del velo modesto; ma la casta sua musa, schiva di quelle dipinture che sono sempre pericolose, si slancia pudicamente d'un facil salto dal cominciar della sera allo spuntar del mattino. Che se vi piaccia di riconoscere in quel salto anche un altro intendimento, quello cioè che corrisponde alla nota apposta dall'autore della Nuova Elvisa alla sua lettera LV della parte I, verrete cosí a confermare vie maggiormente che egli è poeta del cuore per eccellenza.»[97] «O amore,—annotava il Rousseau—s'io rimpiango l'età in cui l'uom ti gusta, non è per l'ora del godimento, è per l'ora che lo segue.»

Quando il sole in mar declina
Palpitare il cor si sente:
Gran tumulto è ne la mente:
Gran desio ne gli occhi appar.

Quando sorge la mattina
A destar l'aura amorosa
Il bel volto de la sposa
Si comincia a vagheggiar.

Bel vederla in su le piume
Riposarsi al nostro fianco,
L'un de' bracci nudo e bianco
Distendendo in sul guancial:

E il bel crine oltra il costume
Scorrer libero e negletto,
E velarle il giovin petto
Che' va e viene all'onda egual.

Bel veder de le due gote
Sul vivissimo colore
Splender limpido madore
Onde il sonno le spruzzò;

Come rose ancora ignote
Sovra cui minuta cada
La freschissima rugiada
Che l'aurora distillò.