E, contrario al suo costume,
Il bel crine andar negletto
A velarle il giovin petto
Ch'or discende or alto sal.
Inutile notare la pesantezza, la sgarbatezza, forse la scorrettezza di quel contrario al suo costume: inutile notare quanto di verità e determinatezza abbia acquistato la rappresentazione dallo scorrer libero e negletto: ma forse che a velarle per la unità dell'impressione era meglio che e velarle.
Nella quarta un limpido madore era sparso, assai men bene dello splender. Ma il verso quinto e il sesto dicevano,
Come rose al guardo ignote,
Ove appar minuta e rada
La freschissima rugiada, ecc.
dove io, passando sopra quell'al guardo ignote, mi fermerei volentieri a vagheggiare Ore appar minuta e rada: mi sembra piú vera la raffigurazione, piú logica la correlazione di tempo, che fu guasta dalla correzione; nella quale il cada e il distillò si urtano fra loro, o, meglio, si allontanano troppo l'uno dall'altro.
La prima lezione della quinta offre un Riaprire i rai lucenti e un restar pochi momenti, dei quali non mette conto né anche dir male.
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A ogni modo, questa prima parte dell'ode è delle migliori rappresentazioni plastiche dal vero che sia dato ammirare nella lirica pariniana e in generale nella lirica del secolo passato. Ma vien pur fatto di domandarci: una cosí viva e commossa descrizione delle gioie matrimoniali sta ella bene in bocca di un prete, che pur dicea messa, almeno quando n'avea bisogno?
Il Frugoni certa volta, dopo descritti con tante mitologie e sudicerie metaforiche tanti talami, scappò a fare l'ipocrita: