Ma oimè come fugace
Se ne va l'età piú fresca,
E con lei quel che ne adesca
Fior sí tenero e gentil!
Come presto a quel che piace
L'uso toglie il pregio e il vanto,
E dileguasi l'incanto
De la voglia giovanil!
Se bene non a tutti gli orecchi arriverà proprissimo quell'incanto della voglia giovanil; che anche peggio sonava nella prima lezione, E dilegua con l'incanto De la voglia giovanil! Cotesto ammonimento, del resto, cotesto alto là alla gioventú, a me pare un contrasto non pur morale, ma poetico, di assai effetto. Altro ne pareva a un de' due autori delle Lettere su la vita e gli scritti del Parini, all'avv. Bramieri; delle cui parole mi piace riferire, per una mostra di quanto sia antica abitudine ai critici italiani, o che lodino uno di scriver bene, o che biasimino un'altro di scriver male, lo scrivere sempre pessimamente loro. «Era egli codesto il momento di turbare le delizie dello sposo, di ammorzare il sí dolce entusiasmo e il senso della somma sua felicità, con una riflessione crudele sulla caducità della bellezza, sulla brevità della gioventú e sui tristi effetti della abitudine? Sia pur vero che il poeta non debba giammai perdere di vista l'utile morale, e certo il rimprovero di averlo obbliato non si potrà mai fare al nostro: ma assai di morale istruzione e piú propria all'istante poteva egli dal suo soggetto ricavare, parlando della sobrietà necessaria e vantaggiosa ne' piaceri, del bisogno, che questi hanno, del magico velo del pudore ecc., senza avvelenare le gioie d'un giovine innamorato, che sta per fruirne legittimamente, coll'intonargli all'orecchio e in aria di lamento quelle dure verità. Che s'egli ha poi cercato di consolarnelo coll'idea della virtú, onde, come della bellezza, era fregiata senza pari la sposa, ognuno ben vede che sterile consolazione sia codesta, massime per quel tempo in cui l'uomo è tutto dei sensi ed ascolta una sentenza lor sí funesta. O i sensi parlano allora in lui un linguaggio imperiosamente esclusivo, ed è perduta presso di lui la fatica di moralizzare; o non parlan sí forte, e dalla importuna morale gli è avvelenata la fonte dei piaceri che gli amanti illusi credono inesauribile, immanchevole. Oltre di che madonna la virtú, di sembianze sempre poco grate alla giovinezza, arriva cosí inaspettata, che il venir suo non lascia neppur sentire da lei quella consolazione che meglio preparata poteva arrecare.. .. .»[100]
Quanto a questo il Bramieri ha ragione: la Virtú arriva proprio inaspettata: pare che il poeta se la cacci innanzi spingendola per le spalle: Oh va un po' là e prèdica tu, per finirla; ché io dopo la contemplazione di quel che va e viene non so come cavarmela.—Nella prima lezione la prèdica era anche piú predicozzo: diceva,
Giovinetto fortunato,
Che vedrai fra i lieti bari
Ne la bella Montanari
Un tesoro di virtú!
La virtú non cangia stato,
Ma risplende ognor piú chiara;
Senza lei saría discara
La piú bella gioventú.
Oh Piccolo Lemmi, indimenticabile lettura morale de' miei teneri anni! Il poeta corresse,
Te beato in fra gli amanti
Che vedrai fra i lieti lari
Un tesor che non ha pari
Di bellezza e di virtú!
La virtú guida costanti
A la tomba i casti amori.
Poi che il tempo invola i fiori
De la cara gioventú.
E i versi sono di certo e senza paragone migliori: ma, mutati i sonatori o i suoni, l'antifona è la stessa. E quando non ce n'è, Quare conturbas me? E quando non c'è la poesia, cioè l'invenzione il fantasma la passione e il volo il colore e il canto, quando non c'è tutto insieme l'impasto di tutte queste attività e qualità, metteteci quanta morale volete, e la religione per giunta, metteteci la monarchia la democrazia l'anarchia, Dio o il diavolo, l'arcangelo San Michele o Satanasso, quando la poesia non c'è, non c'è materia o contenenza, non ci sono intenzioni o tendenze che la sostituiscano o la scusino o la compensino. Ciò che in questa occasione e in questo argomento il poeta aveva sentito, e col desiderio o il rimpianto d'un celibe cinquantenne aveva idealizzato, erano i godimenti della luna di miele: di cotesto fece vivo e vero ritratto; tutto il resto non è sentito, è accattato, è impiallacciato per mettere una cornice al quadro.