Talora, dal '94 al '96, la comitiva si ritrovò a pranzo al caffè del Pavaglione, presenti la contessa, il compianto Vittorio Rugarli (professore di lettere latine e greche, ed uno dei pochissimi conoscitori e cultori, in Italia, della lingua e letteratura persiana), il prof. Federzoni, e una giovinetta gentile e d'ingegno, anch'essa, come il povero Rugarli, troppo presto rapita dall'inesorabile falce della morte all'affetto ed alla estimazione dei buoni: Corinna Formiggini. Il padrone del caffè avea, in omaggio al Carducci, fatto dipingere a fresco, nel soffitto, un ritratto del Poeta; ed in omaggio a Vittorio Rugarli, da presso a cotesto ritratto, i simboli e le memorie del Firdusi: ed in quella saletta, che pur ne' suoi adornamenti esteriori accoglieva, adunque, espressioni d'affetto e di devozione, ebber luogo discussioni davvero memorabili di filosofia, letteratura, arte, storia, politica, nelle quali, pur tra i motti e le arguzie della eletta conversazione, sfolgoravano la parola vivacissima, e l'ardenza dell'anima, e la profondità del pensiero del Maestro.

Da tali consuetudini derivò al Carducci l'occasione di ripensare alla chiesa di Polenta; nella quale qualche cosa di nuovo era avvenuto, dopo la visita carducciana dell' '87. Sul principio del sec. XVIII avean commessa la barbarie di rabberciarla malamente, chiudendo le due absidi laterali, mentre, da lungo tempo, era seppellita la cripta; ed a' nostri giorni, poi, un superiore ecclesiastico pensava niente meno che abbattere al suolo tutto l'edificio, per farne uno nuovo, ad una sola navata. Come il bravo arciprete della chiesa, don Luigi Zattini Brusaporci, invece, innamorato dell'antichità del picciol tempio, che risale al secolo VIII (ed è ricordato in un documento del 976), ricorresse allora alla protezione ed all'aiuto del cav. Santarelli, ispettore de' monumenti e scavi per la provincia di Forlì; come per gli sforzi di esso Santarelli, del prof. Raffaello Zampa, del conte Cilleni-Nepis (che, nel 1890, in elegantissimo opuscolo, edito dal Berdondini di Forlì ed illustrato di belle fotografie, studiò felicemente quanto s'attiene alla storia dell'arte rispetto alla chiesa) si riuscì a far eseguire i più urgenti restauri, che s'iniziarono co'l 19 maggio del 1890; infine come il 24 decembre del '92 la chiesa, dopo circa due anni da che non era più officiata, potè riaprirsi al pubblico nella sua nuova, meglio nella sua antica forma, in mezzo al popolo numeroso e festante; vegga il lettore nel citato proemio dell'Amaducci, a pp. 9-10. E su 'l provvedere alle spese occorrenti, nessuna parola più efficace di quella del Carducci medesimo, nella sua nota all'ode famosa (Poesie, pp. 1033-34):

«Ricordo che nella seduta 20 decembre del consiglio provinciale (di Forlì), venuta in discussione la spesa per la chiesa polentana, opponendo alcuno non doversi gittare il danaro del pubblico per conservare chiese, quando il meglio sarebbe buttar giù quelle anche in piedi, Aurelio Saffi, il nobilissimo mazziniano, che presiedeva l'adunanza, parlò da quell'uomo culto e savio che era, e disse fra l'altro: Quale italiano non vorrà conservata e onorata una chiesa dove Dante pregò? Allora tutti quei repubblicani votarono la spesa per s. Donato di Polenta. Che fu dichiarato dal governo monumento nazionale; e cominciarono i lavori de' restauri; e vennero in aiuto alla spesa il Ministero dell'istruzione e quello dei culti; dei benefattori, come dicono, privati, ricordo la contessa Silvia Baroni Pasolini, il comm. Francesco Torraca, l'arciprete Ricci di Corsecole, i parrocchiani di Polenta, e quel buon don Zattini, che non ha poi molto grassa prebenda. Ristaurati furono il tetto, le navate destra e centrale, l'abside centrale, la cripta; rimane da ristaurare l'abside a destra di chi entra, e da ricostruire il campanile».

Lizzano — Facciata della villa.

Lizzano — La terrazza del Carducci.

Dopo quel primo periodo de' lavori, quattro lunghi anni passarono prima che altra occasione si offrisse al «buon Zattini» di condurre a compimento l'opera intrapresa; e l'occasione venne dall'amicizia e dall'interessamento del conte Giuseppe, allora deputato di Cesena, e della contessa Silvia Pasolini-Zanelli. I quali, risovvenendosi della prima visita del Carducci a que' luoghi, a Lui si rivolsero per averlo consigliere, cooperatore massimo, e chi sa? fors'anche rievocatore geniale e potente delle glorie onde la chiesetta vetusta fu ed è testimone ne' secoli.