Un bel giorno del maggio 1897 la contessa Silvia incontrò il Poeta nella libreria Zanichelli, e senz'altro lo invitò a salire a Lizzano, ov'è la villa Pasolini, presso Bertinoro, e di lì a far una gita a Polenta, per ammirare i già fatti restauri. Il Carducci, sovraccarico allora di lavoro per la scuola e per sè, rispose asciutto un bel no; poi, grado a grado ammansandosi, sorrise e disse con la sua voce tra burbera ed affettuosa: Chi sa, chi sa! Forse, passati gli esami....
Alcuni dì dopo, nel retrobottega dello Zanichelli, una trentina di amici, quasi tutti letterati e professori, si raccoglievano gaiamente attorno al Poeta, ad un pranzetto nel quale fu bevuto del vino d'una vigna ariostèa, in onore di messer Ludovico, buon'anima. Molti eran venuti apposta di fuori, da Modena, da Reggio, da Scandiano; tra gli altri v'erano Vittorio Puntoni, Augusto Righi, il Rugarli, Corrado Ricci: unica signora, festeggiatissima e, naturalmente, in capo di tavola, la contessa Pasolini. Ed auspice l'Ariosto, la gita a Lizzano ed a s. Donato di Polenta fu definitivamente, in cotesto pranzo, promessa e fissata.
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La «Villa Sylvia», dei conti Pasolini-Zanelli, siede e biancheggia tra 'l verde, sul colle di Lizzano, in quel di Cesena: e con la sua facciata bassa e bislunga; co' balconi dall'ampio frontone arieggiante un sobrio barocco, e dal terrazzino di ferriate panciute; con la torretta dalla spiovente tettoia d'embrici rossi, che sorge in un angolo e domina la terrazza che le si apre al fianco; di tra gli ulivi e gli alberelli e le aiuole che la circondano, sembra farsi incontro a' visitatori, sorridente e festosa, signorile e cortese come i padroni di casa.
Al terreno è la veranda: le piante decorative ed i sedili rustici e i fiori vi s'intrecciano vagamente; qualche ninfetta di creta, immobile su 'l piedestallo, sorride ed occhieggia a' libri e a' giornali sparsi qua e là sui tavolini, mentre il biliardo attende silenzioso, da un canto, il secco cozzar delle palle d'avorio su la verde distesa del suo tappeto. A sinistra è la sèrra; e attorno e da presso il parco, ove tra' boschetti di lauro, i cipressi, i pini odoranti di resina, i frutici spessi e intricati, si svolge il piccolo labirinto de' viottoli ombrosi: e ne' verdi recessi qualche uccelliera tien prigione la gazza, che stride roca e sbatte l'ale tra le inesorabili reti metalliche, o il merlo, che piegando leggiadramente la testa a riguardare, siccome curioso, chi passa, gira nell'orbita gialla l'occhiolino nero, lucido ed acuto. Tutta una trama gentile di fiori vive e palpita, dietro la villa, nel giardino, dove l'aria è impregnata di mille profumi, e l'occhio s'allegra di mille colori, dal rosso vivace de' garofani e de' geranii al bianco candido de' gelsomini e delle gardenie, da gli oleandri rosacei al pallido della giunchiglia, al lilla, al violetto, al variegato intrecciarsi di sfumature nelle viole del pensiero; ed alla destra, da' pergolati e dalle capannuccie di caprifogli e convolvoli si stacca un lungo viale di cipressetti nani ritondati, dapprima, di alti pini, dipoi; il quale, rasentando per breve tratto le rive d'un laghetto nascosto tra le fronde, discende dolcemente pe'l declivio del colle, fino ad una rustica capanna circolare tra le querci.
E dalla capanna affacciandosi ad una siepe bassa sì come al parapetto d'una terrazza, ecco aprirsi alla vista uno spettacolo meraviglioso. Una immensa distesa di campi segnati dal verde cupo de' filari de' pioppi, e popolati d'alberi, di borgate, di ville, di casolari, pianeggia a perdita d'occhio fino al mare sfumante lontano, nella linea dell'orizzonte, in una nebbia azzurrognola; e il dolce piano sembra sfuggire alle fiorenti colline che lo rinserrano in anfiteatro largo e superbo: a sinistra Bertinoro «alto ridente» e la Massa; a destra Roversano ed uno sprone ricurvo di alture e di poggi che per l'Acquarola, s. Demetrio, i Cappuccini, gira «come in una ripresa d'ultimo ed appassionato abbracciamento» fino alla rocca di Cesena; e questa, con le mura merlate dalle quali si protendono, non più minacciosi, i bastioni, par che protegga ancora la città adagiantesi mollemente a' suoi piedi, fra tanto splendore di bellezza e di luce. Da lunge, al di là di Roversano, si disegna il profilo del monte di Carpegna e spiccano nitide su l'azzurro le tre «penne» di s. Marino.
In così fatto paradiso terrestre giunse, la sera del sabato 5 giugno 1897, accompagnato da Vittorio Rugarli, e ricevuto con esultanza dagli amici suoi, Giosue Carducci.
La gita a Polenta era fissata per il pomeriggio della successiva domenica; e furono della comitiva, gentilmente invitati, anche il cav. avv. Evangelisti, sindaco di Cesena, il preside del r. Liceo prof. Vitaliano Menghini, il prof. Valfredo Carducci, fratello del Poeta, l'avv. Nazzareno Trovanelli, amico dei Pasolini e direttore del giornale cesenate «Il Cittadino». Dal qual giornale, dove amorosamente d'allora in poi il Trovanelli andò scrivendo articoli e note su i soggiorni del Carducci a Cesena ed a Lizzano, noi d'ora innanzi, co'l cortese assentimento di lui, largamente spigoleremo ed attingeremo.
Il viaggio da Lizzano a Polenta fu fatto toccando prima Bertinoro, dove que' magistrati del Comune, e in capo ad essi il sindaco prof. cav. Augusto Farini, insieme con la gentile popolazione, fecero le più oneste e liete accoglienze all'illustre visitatore e al deputato Pasolini; il Farini, anzi, si unì agli altri, a partecipar della gita. E le carrozze s'avviarono, or preste or lente, per la strada montana, che svolgendosi come un nastro bianco in salite e discese e giravolte, da un capo va a perdersi giù nella pianura, dall'altro s'insinua tra i balzi e le piaggie d'una gentil catena di colli, tutti vestiti di vigne e d'olivi, di boschi e di prati. «Agile e solo» si eleva sul poggio di Conzano l'«arduo cipresso» che la leggenda popolare attraverso i secoli ricongiunse alla nascita ed alla vita di Francesca, la figlia di Guido da Polenta, che fu moglie infelice a Gianciotto Malatesta; e domina per lungo tratto tutta la convalle d'intorno, riaffacciandosi insistente a chi sale su «di colle in colle» tra i serpeggiamenti della via e lo svariar continuo delle vedute.
A Polenta il ricordato arciprete don Zattini e molti terrazzani erano ad attendere il Poeta su 'l piccolo piazzale dinanzi alla chiesa; dal quale si vedono, su la vetta d'un poggio dirimpetto alla facciata del tempio, i ruderi del castello di Polenta: qualche grosso muro diroccato e parte d'un torrione, su' quali sono addossate alcune squallide case coloniche. Quando tale castello sorgesse, non si sa con precisione: è certo soltanto che fin dal 1278 era stato assalito dai Traversari, i competitori dei Polentani in Ravenna, e che il 17 decembre del 1296 fu assediato e preso da' Cesenati, i quali condussero prigionieri a Cesena più di 120 di quei terrazzani.