A tante espressioni di reverenza e di gratitudine, una significantissima stava per aggiungersi il 29 giugno 1905: la visita al Carducci, in Lizzano, della regina madre. Se non che, all'ultimo momento, tale visita fu sospesa, a causa, si disse, del gran nubifragio che desolò, a que' giorni, i territorî di Ferrara, Forlì e Ravenna; e che questo novello omaggio di Margherita di Savoia al genio del Vate non potesse avvenire, a non pochi increbbe, però che sono sicuramente fra i maggiori meriti dei sovrani della terra quelli che essi si abbiano acquistati verso i sovrani del pensiero.
Ma è da ricordare che pochi dì innanzi al Carducci era giunto, in Romagna, uno speciale pensiero del re d'Italia; il quale, a' ringraziamenti del Poeta per la croce dell'ordine civile di Savoia, conferitagli con decreto del primo di giugno 1905, volle a sua volta rispondere col seguente dispaccio telegrafico: «14 Giugno — Giosue Carducci — Cesena. — Sono lieto di averle potuto dare un novello segno della mia ammirazione, e molto ho gradito la cortese lettera con la quale Ella ha voluto ringraziarmene. Vittorio Emanuele». Tale dispaccio giunse al Carducci inaspettatamente, mentr'Egli esaminava nel palazzo Pasolini la copiosa raccolta de' documenti del risorgimento, stati già del generale Andrea Ferrari, duce de' volontarî romani nel '48-'49, e da lui consegnati al suo aiutante maggiore Pietro Pasolini, che li conservò religiosamente. Il Poeta stava sfogliando quel migliaio e mezzo di carte, nelle quali è l'itinerario delle legioni romane dal febbraio del '48 fino a Vicenza, a Malghera, alla Repubblica Romana, e dove spesso ricorrono i nomi del Durando, di Ugo Bassi, del Manin, di Guglielmo Pepe, del Tommasèo; e nell'animo commosso gli si rinnovellavano i giorni tragici ed epici della patria; quando la parola del capo dello stato gli giunse quasi come la voce dell'Italia libera ed una, attestante che non invano erano stati i sacrificî e gli eroismi, le congiure e i patiboli.
Libera ed una davvero? Ahimè! Il Poeta, cui nella gioventù e nella virilità parve che mal fosse assicurata da' governanti e da' procaccianti alla patria una vera libertà, ebbe poi per tutta la vita confitta nel cuore la spina del saper non compiuto l'edificio nazionale nostro. Fu irredentista nobilissimo e fiero; ed ai vigorosi aneliti di Trieste e di Trento verso l'Italia, rispose sempre sospirando e fremendo, in uno slancio di sublime amore.
Nel giugno del 1905, dovendosi inaugurare a Padova il tricolore offerto a quel comitato della «Dante Alighieri» dalle donne italiane d'oltre confine, fu chiesta a Lui una parola augurale. Rispose: «Cesena, 11 giugno. Alle gentili donne italiane di qua e di là del confine, dal sacro spirito di Dante ferma fede, magnanima costanza, diritto, pieno e sereno adempimento di ogni loro aspirazione buona, prega l'umile italiano Giosue Carducci». E da Padova gli giunse, il dì dopo, questo telegramma: «All'umile italiano, la cui gloria rende ogni italiano superbo, a nome delle altre donne a me compagne nella solenne cerimonia qui ieri celebratasi, invio caldi ringraziamenti per l'alta patriottica parola onde volle onorarci, augurando che a lungo risuoni paterno incitamento ad egregie cose. Ada Dolfin Boldù».
Di lì a pochi giorni avea luogo in Lizzano una semplice, intima, commoventissima festa: la consegna a Giosue Carducci d'una medaglia d'oro decretatagli da Trieste, come ricambio d'affetto a quello intensissimo consacrato, ne' carmi del Poeta, alle terre italiane ancora divelte dal seno della patria. Nel pomeriggio del 17 giugno giungeva a Lizzano Giacomo Venezian, triestino e professore nell'Università di Bologna, cui Trieste avea dato incarico di presentare al Poeta il segno sensibile del suo omaggio; ed insieme con lui erano il prof. Puntoni, rettore dell'Università medesima, il sindaco di Cesena ing. Angeli, e l'avv. Trovanelli. Pochi altri intimi di casa Pasolini, tra cui il prof. Giuseppe Morini e la contessina Antonietta Gessi, assistettero alla cerimonia. Questa avvenne nella veranda, e vi fu presente anche la signora Elvira Carducci, con manifesto compiacimento. Il Venezian porse al Maestro, racchiusa in astuccio di pelle, la medaglia d'oro, su cui è da un lato l'effigie del Vate, e dall'altro sta Trieste, assisa su d'un rudero, mentre verso di essa volan dal mare, in forma di gemetti e puttini, i canti di Lui. In alto è il verso: «Tu sol, pensando, o idëal sei vero»; sotto è la dedica: «Trieste, a suggello d'antico amore».
Giosue Carducci sulla porta della chiesa di Polenta.