Dovadola.
VI. Bologna, 8 luglio 1904.
VI.[22]
Cara contessa Silvia,
Dall'antro di Zanichelli, molto migliore della sua fama, di quella cioè che gli ha fatto Ella, Le scrivo per mandarLe i miei saluti e i miei congedi.
Io domenica, cioè doman l'altro, parto per Madesimo; e lassù spero che le ninfe serene delle Alpi mi avvolgeranno fra i loro grandi veli. A Lei lascio le ninfette degli Appennini, scalze, stracciate e sudanti ad ogni passo che muovono per la sassosa via. Se non che, a quelle ninfuccie Ella comanda e presiede come fata bianca, e come sovrana e partecipe della multiforme armonia; e le fa apparire e atteggiarsi come meglio Le piaccia.[23] A settembre, quando l'aere sarà ammansato, io tornerò a Lei prima di tutto, e poi alla bellissima e dolcemente indimenticabile Lizzano: Lizzano sola degna di non essere ricordata con le ninfe appenniniche, sola degna di essere ricordata con desiderio anche di sul seno austero delle ninfe alpine.
Faccia, La prego, i miei ossequî al conte; faccia a sè stessa i miei saluti con tutta l'effusione.
Suo di cuore
Giosue Carducci.
Alla nobil signora
Contessa SILVIA PASOLINI-ZANELLI