Un gran dire della mia cera. Un miracolo: portenti. Ma intanto co'l pretesto di rendermi la forza e l'attività d'un tempo, il dottore Boschi[35] mi relega a due o tre giorni di letto forzato: e viene troppo spesso a visitarmi. Io non ho cagione di lamentarmi; ma pur troppo mi sento debole debole debole, come gli entusiasti della mia salute pur dicono. Parliamo d'altro.
Mi è ricapitato sott'occhio un ricordo a me carissimo: un album della città di Faenza, con le firme dei cittadini, e con inscrizioni significantissime. Quanti nomi a me cari di uomini animosi e valenti e di gentili donne: che belle ore mi ricordavano!
In capo a tutti mi salutò e mi parlò al cuore il nome Vostro, nobilissima Silvia, «Sylvia dulcis». E mi destò la speranza di vederVi presto.
«Instar veris enim vultus ubi tuus
affulsit populo, gratior it dies
et soles melius nitent».[36]
Addio. Ave et salve.
Giosue Carducci.
Alla n. d. sig.ra contessa
SILVIA PASOLINI-ZANELLI