Cesena.

XI. Bologna, 19 novembre 1905.

XI.[37]

Contessa Silvia molto amata,

Non posso far a meno di esser triste oggigiorno. È morto il mio vero amico Giambattista Gandino. Fu il primo che conobbi in Bologna nel 1860.[38] Quanti anni, quanti dolori, e quanta fedeltà! Il latino e l'amicizia, due immutabili passioni dell'animo suo. Dall'amicizia sua non mi venne mai un turbamento; fu il re del latino puro: questa la sua vita nel rispetto mio. Peccato che Voi non l'abbiate conosciuto!

Ecco la mutazione per il Vere Novo.[39] Mutato nel verso secondo così: «Sorride e chiama»;[40] il verso sesto dica così: «E guarda gli occhi, candida Silvia, tuoi». Così tutto va bene; immagine, metro e verità.

Oggi è una giornata orribile. Il barometro si abbassa fino all'anima e proibisce di pensare. Spero che costassù in montagna l'aria sia più pura: qui pesa sul capo e sul cuore. Ahimè! oggi sto male. Passate i miei saluti affettuosi alla signora Marina e al conte, e addio.

Salve et vale.

Giosue Carducci.

Alla signora