Resta che ogni qual volta fui tratto a declamare contro Cristo, fu per odio ai preti; ogni volta che di Cristo pensai libero e sciolto, fu mio sentimento intimo. Ciò non vuol dire ch'io rinneghi quel che ho fatto: quel che scrissi, scrissi; e la divinità di Cristo non ammetto. Ma certo alcune espressioni son troppo; ed io, senza adorare la divinità di Cristo, mi inchino al gran martire umano.

Questo voglio che si sappia, e lo scrivo a Voi, perchè capace di dirlo apertamente.

Vedete che m'è venuta voglia di scrivere, oggi.

Il vostro
Giosue Carducci.

Pensieri della vigilia di Natale, che ho sempre avuto, e da tenerne conto.

G. C.

Alla contessa

SILVIA PASOLINI-ZANELLI

Faenza.

XVII. Bologna, 27 decembre 1905.