L'amore e il Macias sono due parole che ne suscitano nell'anima una memoria di malinconia e di pianto. Il Macias era gentiluomo di camera del gran maestro don Enrico de Villena. S'innamorò d'una delle dame che servivano in palazzo del gran maestro; e, a sviargli quella passione, non gli valse il vedere la donna amata sposarsi ad un altro, non valsero le riprensioni del Villena, non i gastighi e la prigionia a cui questi lo condannò. Al marito della donna non era ignoto anche prima delle nozze quell'amore, e in lui la gelosia era precorsa al sacramento. Vile! Egli si concertò col carceriere; e, venuto alla torre in cui gemeva custodito il suo rivale, trovò modo di scagliargli contro, da una finestra, la propria lancia. Il colpo fu assestato con tale gagliardia, che traforò il Macias da parte a parte. Quel meschino stava allora appunto cantando una canzone da lui composta per la donna del suo cuore, e spirò col nome di lei sulle labbra.

|Grisostomo.|

[1] Poesias selectas castellanas, desde el tiempo de Juan de Mena hasta nuestros dias, etc.—Poesie scelte castigliane, dai tempi di Giovanni de Mena fino ai giorni nostri raccolte ed ordinate da don |Emanuele Giuseppe Quintana|. Madrid, ecc. ecc.

[2] «Quella [la collezione di poesie castigliane], che di poi fu incominciata, ma non condotta a termine da don Giovambattista Conti, eseguita per veritá con gusto squisito e con buona disposizione, fu destinata principalmente a far conoscere agli italiani il pregio della nostra poesia. E però all'autore di essa collezione bastò dí pubblicare e tradurre in toscano i componimenti lirici e buccolici piú segnalati del secolo decimo sesto ed alcuni de' fratelli Argensola; ma non die' luogo nella sua raccolta a veruna poesia di Balbuena, di Jauregui, di Lope, di Góngora, né d'altri egualmente celebri nostri poeti, lasciando cosí la collezione insufficiente in estremo e difettosa».

[3] Il Poema del Cid non va confuso coi Romanzi del Cid, posteriori di un secolo, e pieni di ben altra poesia. Somigliano questi in certo modo, per le loro forme esteriori, alle antiche ballate inglesi, molte delle quali sono sí giustamente apprezzate anche oggidí.

[4] Citiamo per modo d'esempio l'entrata del Cid in Burgos, quando esiliato dal suo re:

«Il mio Cid Rui Diaz entrava in Burgos accompagnato da sessanta insegne. Erano piene le vie e le finestre di cittadine e di cittadini, bramosi di vederlo; ed era sí grande il loro dolore, che versavano lagrime dagli occhi e dicevano tutti ad una voce:—Oh Dio, che buon vassallo, se vi fosse un buon re!—Gli avrebbero volentieri offerte le lor case; ma niuno ebbe coraggio di farlo, per la grande ira concepita contro di lui dal re don Alfonso, del quale innanzi al cader del sole era entrata in Burgos una lettera chiusa con forti sigilli, dove si proibiva a tutti il dare alloggiamento al mio Cid Rui Diaz sotto irremissibile pena di perdere gli averi, gli occhi ed anche la vita stessa. Gran dolore sentirono le genti cristiane, e s'ascosero dal mio Cid, perché non ardivano di dirgli nulla», ecc. ecc.

[5] «Quid rides?», ecc. ecc.

[6] Questo secondo articolo è preceduto dalla seguente avvertenza: «Proseguiamo il Quadro storico della poesia castigliana, incominciato nel n. 99 del Conciliatore. La memoria de' lettori saprá rappiccare il filo tra l'articolo primo e 'l seguente» [Ed.].

[7] Dante nacque del 1265 e morí del 1321. Il De Mena nacque del 1412 e morí del 1456.