[4] L'estensore di questo articolo, mentre che si professa rispettoso verso il sapere di chicchessia, reputa opportuno di giovarsi dell'occasione presente per far nota la sua insistenza nel parere manifestato da lui giá da qualche tempo, in altro scritto, relativamente alla divisione della poesia in «romantica» e «classica». Quella divisione gli parve e gli par tuttavia utilissima sí alla teoria che alla pratica. Alla teoria, perché serve a caratterizzare con due denominazioni generiche le invenzioni poetiche ispirate dal cristianesimo e dalla civilizzazione europea dopo l'invasione de' barbari, distinguendole da quelle derivate dal paganesimo e dal complesso de' costumi in Grecia ed in Roma; alla pratica, perché il parallelo tra le due civilizzazioni tende a far risaltare sempre piú evidentemente la pedantesca servilitá del classicismo nelle opere moderne. E però l'estensore, non per tenerezza ch'egli porti a' vocaboli, ma perché convinto della convenienza delle idee che con que' segni s'è voluto indicare, rinnova qui il voto che qualcuno s'incarichi della briga di trattarne ex professo in un'opera italiana, raccogliendo ciò che di meglio ne hanno giá ragionato i tedeschi ed i romantisti francesi, ed aggiungendovi quelle ulteriori riflessioni, quegli schiarimenti, quelle deduzioni e conseguenze che possono giovare all'intelligenza ed al perfezionamento di un sistema di dottrine giá propagato in Europa, sul quale si parla tuttavia e si continuerá certo a parlare dai dotti.
I lettori discreti vorranno perdonare all'estensore d'averli sviati in questa nota, forse di nessuna importanza per essi, ma importantissima per lui, nella tanta discordia pubblica delle opinioni.
[5] Lasciamo che altri interpreti queste parole di significato alquanto amaro.
[p.68][p.69]
V
|Scortesie maschili al teatro della Scala|
Abbiamo ricevuta la lettera seguente, alla quale l'urbanitá vorrebbe che si facesse una risposta.
Signor Conciliatore,—Sono un viaggiatore, e corro l'Europa con intenzione di scrivere il mio viaggio. Ma questo debb'essere un libro d'una natura tutta nuova. Non parlerò che di costumi, scegliendo i meno osservati prima d'ora, in apparenza i meno importanti. Né tanto noterò i costumi quanto le ragioni di essi, investigandole con accuratezza.
Per lo piú i viaggiatori prima di visitare un popolo si formano di esso un'idea, e se la mettono a cavallo dell'intelletto. Poi corrono le poste e, come a traverso d'un par d'occhiali verdi, mirano ogni cosa a traverso di quella loro idea; e senza por mente a' fatti che talvolta congiurano a smentirla, se la riportano vergine a casa.
Alcuni anni fa un amico mio parti di Parigi per visitare la Spagna. S'era fitto in mente che in Ispagna i mariti fossero tutti Otelli. Era giovine, bello, gentile, tale insomma da esser l'odio d'ogni sposo. A Madrid, a Cadice, a Valladolid e da per tutto ebbe accoglienze ed ospitalitá dalle donne; e da per tutto colla propria hermosura sconfisse hidalgamente l'altrui castitad, e non incontrò mai né veleni né coltelli né spade né visi arcigni. Tornò a Parigi, e scrisse e stampò che in Ispagna la gelosia de' mariti è feroce e sempre in agguato.