II.—Dall'analisi della religione l'autore procede a quella della vita sociale; e parla, piú che d'altro, dello spirito cavalleresco per la tanta influenza ch'ebbe sulla poesia moderna. In quanto al coraggio ed al valore, i cavalieri somigliano agli eroi dell'antichitá. La propensione al cercare avventure neppur essa mancava agli eroi della Grecia. La spedizione degli argonauti e piú ancora quella contro de' troiani furono «avventure», pigliando anche il vocabolo in tutta l'estensione del suo significato. Medea ed Elena, l'una sciogliendo, l'altra intricando il nodo degli accidenti, sono da paragonarsi in certa qual maniera alle dame de' poemi cavallereschi. Ma ciò che costituisce un'immensa differenza tra gli eroi antichi ed i cavalieri è l'importanza che gli ultimi attribuirono alle donne; importanza che, sconosciuta affatto a' greci ed a' latini per ragione de' loro costumi nazionali, è appunto il movente caratteristico della poesia moderna.

Qui l'autore crede di avere ragioni sufficienti per potere distruggere l'opinione di coloro che fanno derivare dall'Oriente il costume, ne' paladini e ne' nuovi popoli europei, di divinizzare le donne e di ridurre a culto i voti dell'amore. Nelle fredde foreste, dic'egli, dell'antica Germania, e non nei deserti dell'Arabia, dove un sole cocentissimo converte in concupiscenza ogni desiderio, noi dobbiamo cercare l'origine prima della mistica idea dell'amore casto dell'uomo verso la donna. Gran tempo ancora prima che vi s'introducesse il cristianesimo, le donne erano nella Germania sommamente onorate; e intanto che gli altri popoli rozzi consideravanle come enti inferiori all'uomo, il ruvido germano vedeva in esse qualche cosa di santo, ecc. ecc.[6].

Né presso i greci né presso i latini troviamo indizio alcuno di tanto ossequio alle donne. Ben è vero che né i greci né i latini le trattavano col vilipendio con cui le trattano i sultani. Le madri di famiglia erano onorate dentro le mura domestiche; vi avevano vergini consacrate al culto di caste divinitá; alle [p.86] pubbliche feste intervenivano anche le matrone. Ma ne' costumi di Grecia e di Roma non appare la menoma orma di alcun omaggio particolare, tributato dall'uomo alla donna siccome obbligo della condizione virile; non la menoma idea esagerata e fantastica della innata eccellenza del sesso femminino.

Siffatte idee vennero primamente da' germani, che occuparono quella parte dell'impero romano dove in appresso si sviluppò lo spirito cavalleresco. La religione cristiana contribuí fors'anche a mantenerle, favorendo in tutta l'Europa l'emancipazione civile delle donne. Molti secoli, a dir vero, corsero in mezzo tra tale emancipazione e l'epoca in cui surse lo spirito cavalleresco. Ma se la condizione delle donne non avesse incontrato questo mutamento civile e questa miglior fortuna nella opinione degli uomini, noi non avremmo poesia cavalleresca; ed in generale la poesia de' moderni non avrebbe conseguito quella tinta che piú la rende originale.

Pieno il cuore umano della nuova venerazione verso il bel sesso, diede vita a nuove immagini ed a nuovi sentimenti coi canti d'amore. E cosí via via perpetuandosi ne' popoli le idee delle nuove relazioni morali tra' due sessi, venne perpetuandosi infino a noi nella poesia una cert'aura di gentilezza cavalleresca, che invano ricercasi nelle poesie de' greci e de' romani, perché non potevano averla.

La poesia moderna può dirsi figlia dell'amore, da che, piú che dalle tradizioni religiose ed istoriche, emerse dal nuovo sentimento amoroso. Un entusiasmo, ignoto a' greci, trasformò il rispetto col quale i germani giá da gran tempo nelle lor selve onoravano le donne, in una estetica deificazione della beltá femminina. Non solamente l'avere in riverenza le donne amate, ma il servire ad esse siccome ad enti superiori, l'ammirarle nell'estasi dell'amore siccome angeli, il cedere ad esse ovunque la precedenza in confronto degli uomini, l'innamorarsi non meno delle loro virtú che delle loro leggiadrie, l'inginocchiarsi innanzi ad esse e 'l giurar loro fedeltá come il vassallo la giurava al suo signore, il riporre l'amante tutta la sua fortuna nelle mani dell'amata, l'obbedire ad essa ciecamente, il correre [p.87] ad un cenno di lei colla gioia del trionfo incontro a pericoli mortali, ecc. ecc.; ecco lo spirito cavalleresco, diverso assai dallo spirito eroico degli antichi; ed ecco piú o meno lo spirito della poesia moderna, che è quanto dire della moderna civilizzazione per rispetto alle donne.

Un ghiribizzo, una chimera mostruosa parrebbe forse ad un greco redivivo questo culto, questo omaggio de' moderni per le donne. Né mancherebbe forse a' di nostri un qualche riformatore pedante che s'accosterebbe alla sentenza del redivivo. Il signor Bouterweck per altro con validissime ragioni viene difendendo la devozione de' moderni per le donne, siccome consentanea alla nobiltá e dignitá dell'anima umana. Poi, adducendo gli esempi de' trovatori di Francia, di Spagna e d'Italia, dimostra come la passione dell'amore, ringentilita di tanto presso i nuovi popoli, fosse la prima inspirazione de' poeti. L'amore infiammò l'anima di Dante, e la presenza e la memoria della sua Beatrice furono gli eccitamenti del suo ingegno. Lo stesso avvenne al Petrarca colla sua Laura. Il Boiardo, il Pulci, l'Ariosto, il Tasso, ecc. ecc., quanto non si compiacquero tutti de' nuovi sentimenti amorosi! E cosí di mano in mano questa passione, modificata di tutt'altra maniera che nell'anime degli antichi, prevalse in tutti i poeti d'Europa e svegliò un interesse nuovo, che divenne il predominante nelle dilettazioni poetiche. Per tal modo la totale rivoluzione del gusto operata dalla poesia cavalleresca si mantenne tuttavia giú fino a' dí nostri, ad onta degli studi fatti sulle opere antiche; e par verisimile che durerá perpetua. Come non è da credersi che i nostri discendenti tornino mai ad adorare gli dèi dell'Olimpo, cosí non lo è pure che il gusto dominante si diparta mai da questa idea nobilitata dell'amore, se prima gli uomini non ricadono in una rozzezza generale.

Insieme a questa idea nobilitata dell'amore emerse pe' poeti moderni, specialmente di Francia, d'Inghilterra e di Germania, una nuova luce; da che i nuovi popoli, vantaggiando piú e piú sempre nella cognizione del cuore umano, poterono chiamare in soccorso della poesia mille e mille veritá psicologiche, intorno [p.88] alle quali nel mondo antico appena alcuni pochi filosofi s'erano occupati. Cosí le passioni umane analizzate piú profondamente somministrarono nuove modificazioni d'accidenti e tinte piú risentite a' poeti; e l'Europa ebbe Shakespeare.

L'amore delicato e casto si associò facilmente coi sentimenti religiosi. Quanto ad un greco non sembrerebbe, anche per questo lato, incomprensibile il nuovo gusto! Eppure illustri filosofi hanno osservato che nel naturale entusiasmo dell'amore v'ha qualche cosa di religioso. Bastava dunque che i sentimenti amorosi venissero ad incontrarsi co' religiosi, perché da questi misteri del cuore la fantasia poetica derivasse assai novitá. Negli amori di Dante per Beatrice, in quei del Petrarca per Laura, noi vediamo un misto perpetuo di raffinamenti, di galanterie, di pensieri religiosi, di timori, di speranze, di rimorsi, che formano un complesso caratteristico della nuova passione.

III.—Il terzo contrassegno originale della poesia moderna è una certa quale tintura, piú o meno appariscente, di vera o falsa erudizione.