Dettate per lo contrario dallo schietto sentimento della veritá crediamo le ultime pagine del discorso, ove sono enumerati tutti i vantaggi derivanti ad un popolo dalla coltura delle scienze, delle lettere e delle arti. E se a qualche rigoroso zelatore della dignitá degli studi spiacesse forse di veder messi in mostra dall'autore non solamente i vantaggi morali, ma con lunghe parole anche i vantaggi pecuniari, noi lo pregheremmo di considerare che anche questi non vogliono essere trascurati, perché non poco concorrono a produrre il bene de' popoli. E pel signor Roscoe era interessantissima cosa il contemplare gli studi anche da questo lato ed il fermarvisi molto, massime recitando il suo discorso in Liverpool, cittá, come tutti sanno, piena zeppa di mercanti.
|Grisostomo|.
[1] On the origin and vicissitudes of literature, science and art ecc. ecc.—Dell'origine e delle vicende delle lettere, scienze ed arti, e della loro influenza sullo stato presente della societá. Discorso recitato il 25 novembre 1817, da |Guglielmo Roscoe|, in occasione dell'apertura dell'Instituto reale di Liverpool. Londra, 1818, presso I. M. Creery.
[p.123]
XII
ARTICOLO SOPRA UN ARTICOLO
Nell'ultimo fascicolo (n. 60) della Rivista d'Edimburgo (celebratissimo de' giornali letterari d'Europa), dopo un assai giudizioso articolo di pagine 42 sull'opera postuma di madama di Staël, Les considérations, ecc., un altro ne segue, discretamente lungo, intorno a Dante.
Quando una persona da te venerata per finezza di discernimento parla teco della donna del cuor tuo, e, senza sapere de' tuoi amori, con ingenuo e casto discorso commenda la bellezza e la virtú di lei, tu segretamente senti scorrerti per l'anima una voluttá di paradiso. Simile presso a poco a questa fu la sensazione mia nel leggere l'articolo del giornale inglese sul poema di Dante. Prego gl'italiani di ridere liberamente, se cosí lor piace, di me e delle mie sensazioni, sapendomi grado per altro d'averli io avvertiti dell'esistenza di quell'articolo, ove lor nasca il desiderio di leggerlo.
L'articolo su Dante si sa che in Inghilterra fu accolto con grandissimo applauso, e pel suo merito intrinseco, e perché parla le lodi d'un poeta studiatissimo dagl'inglesi e ad essi carissimo. Si sa inoltre, o si sospetta con fondamento da chi ha l'occhio esercitato, che lo scrittore ne sia un uomo celebre, italiano per origine e per famiglia, e greco per nascita. E però due soddisfazioni eccoci somministrate ad un tratto: l'una nel sapere con quanta lealtá di ammirazione un popolo ricco assai di letteratura sua propria discerna e gusti il vero bello della letteratura nostra; l'altra nel vedere come un ingegno nudrito e cresciuto ed educato in Italia non si dimentichi di essa, [p.124] benché lontano, e fra le lusinghe della sua nuova fortuna mandi ancora qualche sguardo di riverenza e d'amore a' suoi ospiti antichi.
Pigliata occasione da un libro italiano intitolato Osservazioni intorno alla quistione sopra l'originalità del poema di Dante di Francesco Cancellieri (Roma, 1814), la Rivista di Edimburgo, che nel suo numero antecedente aveva giá incominciato a parlar qualche poco di Dante, riassume intorno a quel sommo italiano il suo discorso. Incomincia dal deridere come poco importante questa benedetta quistione della originalitá; e davvero chi non è membro dell'alta camera dei pedanti e non è usato a stillarsi il cervello sulle frascherie, è costretto in coscienza a convenire nel parere della Rivista.