DRAMMA INDIANO DI CALIDASA

Il dramma è preceduto da un prologo brevissimo in forma di dialogo tra l'impresario del teatro ed un'attrice. Questo prologo non ha altro scopo che di annunziare la recita della Sacontala, ed è preceduto anch'esso dalla seguente benedizione pronunziata da un bramino [3]:—L'acqua fu l'opera prima del Creatore; il fuoco riceve le obblazioni comandate dalla legge; il sacrificio è celebrato con solennitá; i due lumi del cielo distinguono il tempo; il sottile etere, veicolo del suono, riempie l'universo; la terra è la madre naturale d'ogni incremento; e l'aria anima ogni cosa che respira. Visibile sotto queste otto forme, benedica e sostenga noi tutti Issa, il dio della natura.

ATTO I

{La scena è un bosco sacro, abitato dal savio Canna e dagli eremiti suoi seguaci.}

Dushmanta, re dell'India, appare sopra un carro, inseguendo a briglia sciolta un'antelope (gazella) ch'egli vorrebbe ammazzare. La belva si ripara nel bosco sacro. Esce un eremita accompagnato da un discepolo, e scongiura il re d'aver pietá di quella [p.150] povera antelope.—O re, o eroi, le armi vostre sono destinate a salvare gli oppressi, non a sterminar gl'innocenti.—Dushmanta cede tosto al consiglio dell'eremita, e ripone nella faretra la saetta. Tanta docilitá in un monarca possente, giovine e vago di caccia è lodata gentilmente dall'eremita.—Degno è di te quest'atto, degno di te, o il piú illustre de' monarchi, degno invero d'un principe della stirpe di Puru[4]. Possa tu veder crescere un tuo figliuolo che sia ornato dalle virtú e sovrano dell'universo!—

L'eremita annunzia a Dushmanta che nel bosco si sta per celebrare un sagrifizio; ed, invitatolo ad intervenirvi, si ritira. Prima di metter piede nell'asilo degli eremiti, Dushmanta si spoglia degli ornamenti reali.—Ne' boschi—dic'egli—consacrati alla religione bisogna entrare con vestimento piú umile… Eccomi nel santuario. Il braccio destro mi pulsa. Che nuova prosperitá mai vuol promettermi questo augurio?—

Egli sente voci femminili; va spiando; vede alcune fanciulle recare acqua per ristoro de' loro arboscelli; le contempla, e gli paiono piú amabili assai delle belle donne della sua corte. Sacontala, accompagnata dalle due ancelle ed amiche, Anusuya e Priyamvada, va a versare acqua sui fiori ch'ella ha prediletti. La soave bellezza di lei mette rapidamente in tumulto il cuore di Dushmanta.—Qui—dic'egli,—qui mi nasconderò dietro quest'albero, onde mirar tutte le leggiadrie di Sacontala, e non iscemare nell'anima di lei la confidenza.—

Sacontala, credendosi sola, prega le compagne perché le sciolgano il fermaglio del mantello che le comprime di troppo il seno. Allora nuove bellezze sfolgorano al guardo dell'appiattato monarca, e in lui la passione s'aumenta. Il dialogo delle fanciulle parla della vaghezza de' fiori, della dolcezza de' loro profumi, degli amori delle piante; e vi sono frammischiati paragoni tra Sacontala e quelle delizie. Dushmanta, anch'egli, tra sé e sé ne fa di con simili; ed ogni detto spira gentilezza di sentimenti dilicatissima.

La fresca mallica[5] s'è sposata all'amra[6], soavissimo degli alberi. Il madhavi[7], pianta sopra tutte diletta a Sacontala e ch'ella chiama «sorella sua», ha messo fiori intempestivi dalla radice alla [p.151] sommitá.—Portenti questi—dicono le ancelle,—che fanno sperare vicine le nozze a Sacontala.—

Un'ape, lasciato il fiore della mallica, ronza intorno al volto di Sacontala. La vergine coll'agitar della mano tenta di togliersi d'innanzi quell'insetto importuno. Dushmanta osserva l'industria ingenua di Sacontala, e fa confronto tra la grazia de' movimenti di lei e le studiate maniere delle donne della sua corte. Quanta maggior venustá in Sacontala!—Fortunata ape!—esclama egli.-Tu tocchi la coda di quel bell'occhio tremante; tu ti accosti al lembo di quell'orecchio; tu vi susurri dolcemente, come se bisbigliassi un segreto d'amore; e, mentre ch'ella agita la leggiadra sua mano, tu voli a sugger miele da que' labbri che contengono il tesoro d'ogni diletto. Io qui fra' dubbi miei mi consumo del desiderio di sapere di qual famiglia ella nasca; e tu intanto, fortunata ape, ti vai godendo un piacere che per me sarebbe la suprema delle venture.—