Intanto l'iracondo Durvasas, uno degli uomini santi dell'India, a cui la povera Sacontala, occupata da tutt'altri pensieri, trascurò di far le dovute accoglienze, grida terribilmente:—E che? Tu non rendi ossequio ad un ospite? Ebbene, ascolta la imprecazione mia. Quegli a cui meditativa tu stai pensando, quegli a cui ora è rivolto interamente il cuor tuo, quegli per cui trascuri una pura gemma di divozione che ti cerca ospitalitá, quegli, sí, quegli, a guisa d'uomo che, tornato sobrio, dimentica le parole pronunziate nell'ubbriachezza, non si ricorderá piú di te, non ti riconoscerá piú, allorché tornerai al suo cospetto.-

Anusuya corre per placare l'ira dell'uomo santo e gli si getta a' piedi; ma né preghiere né lagrime lo muovono interamente a pietá. Però risponde:—La parola mia è irrevocabile. Ma l'incantamento creato da essa andrá disciolto affatto, allorquando lo sposo mirerá l'anello posto da lui in dito alla sposa.—Dushmanta infatti, prima di partire, aveva dato a Sacontala un anello con incisovi sopra il proprio nome. Quindi le donne si consolano, perché veggono facile il modo di distruggere l'incantamento. Sacontala, tutta assorta nelle idee amorose, nulla sa [p.158] dell'imprecazione. E nulla gliene dicono le compagne sue, per non atterrirla:—Sarebbe un versare acqua bollente sui fiori della tenera mallica.—

L'incantamento dell'uomo santo comincia ad avere effetto. Dushmanta non torna e non manda tampoco messaggi. Sacontala è nel dolore. Le compagne di lei s'accorgono ch'ella è incinta. Canna è tornato. Con che cuore manifestargli lo stato della pupilla sua?

Fortunatamente una voce del cielo ha avvertito Canna delle nozze di Sacontala col re. I desidèri del savio eremita sono compiuti. Traendo buon augurio dai segni d'un sacrificio, egli delibera d'inviare la sposa allo sposo. Sacontala viene incoronata di fiori e sparsa di profumi. Le ninfe silvestri le hanno preparati gli ornamenti nuziali. Le ancelle apprestano le sontuose vesti a Sacontala; e, intanto che la stanno abbellendo, piangono la vicina partenza di lei, che piange in lor compagnia. Canna ordina il sacrificio solenne, e piange anch'egli, e manda voti di felicitá e benedizioni sul capo della sua cara Sacontala.

Piene di tenerezza sono tutte le parole dell'addio. Un coro invisibile di ninfe prega felice il viaggio a Sacontala, cantando:—Sulla via ch'ella sta per correre venga compagna di lei la prosperitá. Propizi venticelli spargano intorno, per delizia di lei, la polve odorosa de' piú bei fiori. Stagni di limpide acque, verdeggianti per le foglie della ninfea, le apprestino frescura nel suo viaggio; e rami ombrosi la difendano dai raggi infocati del sole.—

|Sacontala|. M'è dolce il pensiero di dover rivedere lo sposo mio; sí, m'è dolce… Eppure il piede mi vacilla nell'abbandonare questo bosco, questo asilo della mia giovinezza.

|Priyamvada|. Oh! non sei giá mesta tu sola. Or che il momento della tua andata è vicino, mira qui come ogni cosa è afflitta! L'antelope non istá piú brucando intorno al mucchiarello d'erba cusa. La paonessa non balla piú sul prato. Gli alberi del bosco lasciano cader pallide sul terreno le loro foglie; non hanno piú vigore, non hanno piú bellezza[17].

|Sacontala|. Padre mio venerando, contèntati ch'io parli a questo madhavi, i di cui fiori rubicondi infiammano il bosco.

|Canna|. So, figliuola mia, quanto l'ami.

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