L'atto ha termine con un soliloquio di Dushmanta, il quale, riandando i momenti passati, si duole d'essere stato troppo timido, ed intanto si pasce delle dolci memorie[14] che in lui destano il sasso su cui sedeva Sacontala, i rami del vetasas che formavano come una pergola sul capo di lei, la foglia di ninfea ch'ella teneva nelle mani, ecc. ecc. ecc.
ATTO IV
{Pianura innanzi alla capanna.}
{|Anusuya| e |Priyamvada| vanno cogliendo fiori.}
|Anusuya|. O Priyamvada! È vero, l'amica nostra è felice: s'è maritata, è vero, secondo i riti de' gandharvas[15] ad uno sposo pari a lei per dignitá e per meriti. Eppure il cuor mio non è senza angustie per amore di Sacontala, e mi tormenta un dubbio…
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|Priyamvada|. E che dubbio è il tuo, Anusuya?
|Anusuya|. Questa mattina, compiute le mistiche cerimonie, i nostri eremiti pieni di gratitudine diedero commiato al re. Egli se n'è ito alla capitale, ad Hastinápura[16], dove, circondato da cento donne, ne' recessi del suo palazzo, chi sa se ancora serberá memoria della leggiadra sua sposa?
|Priyamvada|. Datti pace: non temer nulla. Confida nell'onore d'un uomo gentile ed educato alla sapienza…
Ma un altro timore suggerisce a Priyamvada:—Canna è tuttavia lontano: nulla sa del matrimonio di Sacontala. Quando tornerá dal suo pellegrinaggio, che dirá egli? L'approverá?—Pare ad entrambe che sí; e continuano a raccogliere fiori per adornare i templi della dea delle nozze.