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|Canna|. Le lagrime tue non si convengono, o cara, al momento presente. Fa' cuore. Ci rivedremo, ci rivedremo ancora. Pon' mente alla strada innanzi a te, e sieguila. Quando ti sta gonfia la lagrima sotto la bella palpebra, raccogli l'animo tuo e sfòrzati di frenare l'impeto primo ch'ella fa per iscoppiare. Nel tuo viaggio su questa terra, ove i sentieri or sono alti or bassi, e '1 sentiero buono rade volte è conosciuto, le orme de' passi tuoi di necessitá saranno ineguali; ma la virtú ti spignerá innanzi dirittamente.
Anusuya trae in disparte Sacontala, ed abbracciatala:—Ogni cuore—le dice,—ogni cuore, amica mia, in questo sacro asilo pende da te; e il dolore della tua partenza li percuote tutti. Osserva la sciacravaca[19]. Senti la compagna sua che lá, mezzo nascosta tra le foglie della ninfea, lo sta chiamando. Ed egli non le risponde; ma, lasciate cascar dal becco le fibre d'un gambo di loto da lui pelato, ti guarda fiso fiso, con una pietá infinita.—
Continuano gli abbracciamenti, i pianti, le savie ammonizioni di Canna a Sacontala. Partita la quale, una malinconia taciturna pon fine all'atto.
ATTO V
{Il palazzo reale di Hastinápura.}
Dushmanta non si ricorda piú di Sacontala. Riposandosi alcun poco dalle cure dell'impero, ode una canzone che parla di affezioni dimenticate. L'armonia di quel canto è mesta. Egli diventa mesto; ma non ne sa indovinare la cagione.—E perché dunque mi viene sull'anima tanta malinconia in udire un semplice canto che rammenta i lontani, se davvero non so d'essere diviso da oggetto alcuno dell'amor mio? L'aspetto della bellezza, le melodie soavi inducono talvolta a malinconia gli uomini per altro felici. Chi sa? Forse è una malinconia che proviene in essi da qualche languida memoria di gioie passate; forse è l'ultima traccia di alleanze contratte in una esistenza anteriore.—Siede pensoso ed afflitto. I bramini, inviati a lui da Canna colla sposa, cercano udienza: sono intromessi. Durante la cerimonia del ricevimento Sacontala, [p.161] velata il volto, trema incerta dell'esito.—Che donna è quella? La beltà sua splende in mezzo agli anacoreti siccome un bocciuolo fresco che verdeggia tra foglie ingiallite e passe. Ma non le togliete il velo. Ella pare essere incinta; e neppure io re deggio mirare in volto la moglie d'un altro.—
I bramini gli annunziano che quella è Sacontala, la sposa legittima di lui. Stupisce il re: gli pare strano che gli si parli di nozze.—Che favola è questa mai?—È levato il velo a Sacontala. Dushmanta la rimira, confessa che è bella; ma non la riconosce.—Per quanto io mediti, non mi ricordo d'avere sposata costei. Né io darò luogo mai nella mia reggia a donna che porti in seno la prole altrui.-
Sacontala gli rammenta il bosco sacro, gli amori, le nozze contratte. E quegli niega ogni cosa.—Ebbene, ti mostrerò l'anello che m'hai donato col nome tuo.—Ella si cerca su' diti l'anello.—Aimè, sventurata! Non ho più l'anello.—È cascato dal dito; lo ha perduto. La misera si dispera; narra altre circostanze che precedettero gli sponsali.—Falsità tutte!—grida il re—falsità femminili!
|Sacontala|, {irritata.} Uomo vuoto d'onore, tu misuri dal tuo perfido cuore il mondo intero. Tu sotto il manto della religione e della virtù altro non sei che un vile ingannatore. Somigli ad un abisso profondo, il cui orlo è coperto da ridenti arboscelli.