|Una delle ancelle|. Dolce è per noi l'obbedire al signor nostro… Ma, se ci è lecito il chiederlo, perché mai il re proibisce la solita festività?
|Il ciamberlano|. E non sapete dunque dell'infausta perdita di
Sacontala?
|Una delle ancelle|. Sí, sappiamo;… e dell'anello inoltre venuto in mano del re.
|Il ciamberlano|. Poco adunque mi resta a dirvi. Quando al rimirare la propria gemma tornò la memoria al re, egli die' [p.164] subito in questo grido:—Sí, l'incomparabile Sacontala è sposa mia legittima; ed io ero al tutto fuori di senno allorché la ributtai.—E mostrò segni evidenti d'estremo cordoglio e di pentimento. Da quell'istante i piaceri della vita gli sono in odio; la mente sua è stravolta; non dice parola che non sia un delirio; chiama col nome di Sacontala qualsiasi donna gli venga innanzi; e per lo piú siede vergognoso, col capo sulle ginocchia.
Entra Dushmanta vestito a penitenza. Ogni parola sua è l'emanazione del dolore. I circostanti s'industriano di sviarlo dal suo pensiero affannoso. Non giova: egli non dá ascolto; par che abbia in animo d'imprendere un lungo viaggio. Voltosi poscia all'amico suo:—O Madavuya—gli dice,—quando persone accusate di gravi delitti mettono in chiaro tutta la loro innocenza, mira di che modo sono puniti i loro accusatori! Una frenesia m'aveva tolto la memoria…: quell'anello fatale me l'ha restituita. Vedi con che lagrime di pentimento piango la perdita della diletta mia, che rifiutai senza ragione! Vedimi fatto gramo e oppresso dall'ambascia! Eppure la bella stagione è questa della primavera, che col suo ritorno riempie tutti i cuori altrui di gioconditá: tutti, ma non il mio.—
E ciò che piú lo addolora è il pensare ai patimenti della povera anima di Sacontala. L'amico tenta ogni via di consolarlo. È vano ogni conforto. La ninfa protettrice di Sacontala ode, non veduta, i sospiri del re; s'accorge della veracitá del di lui pentimento, e ne gioisce, e comincia a sentirne pietá anch'ella.
In obbedienza ai voleri di Dushmanta, un'ancella s'ingegnò di dipingere sovra una gran tela l'immagine di Sacontala. Recano al re quel ritratto. Allora nella fantasia di lui si riaccendono piú che mai tutte le memorie amorose. Sta contemplando la pittura, e parla fra sé e sé, e geme miseramente. Non è contento del lavoro, e dá ordine che sia migliorato; ma tuttavia non sa finir di mirare quella pittura.
La ragione del re è perturbata da un delirio. Ogni oggetto che gli cade sotto l'occhio gli richiama alla mente la crudele ripulsa data a Sacontala. Il rimorso è immenso. Il cordoglio gli opprime l'anima. Vede un'ape dipinta sul quadro, ha paura che indiscreta voli sulla bocca a Sacontala, dá nelle smanie[21], e parla all'ape, [p.165] e la minaccia, affinché non osi contaminare le labbra della donna bella. Madhavuya rammenta al re che quell'ape non è viva e ch'altro non è ch'una pittura.—Crudele!—risponde egli.—E perché rammentarmelo? Io mi godeva l'aspetto della donna dell'anima mia; e tu che bisogno avevi, o crudele, di farmi avvertito ch'ell'è una pittura?—
I lamenti di Dushmanta sono interrotti da alcuni ministri reali, che vengono ad interrogare la volontá di lui intorno a cose pubbliche di gran momento. Chiamato ad esercitare l'ufficio regio, il re raccoglie l'animo ed emana decreti savi. Il cuor suo è inclinato ad una beneficenza inusitata.—Chiunque d'ora innanzi rimarrá orfano troverá in Dushmanta un padre amoroso. A chiunque perderá alcuno de' suoi congiunti verrá in soccorso Dushmanta, e terrá luogo egli de' defunti[22].—S'intenerisce, torna al delirio, prorompe in un pianto dirotto, e sviene.
La ninfa, contenta del pentimento di Dushmanta, corre a consolare Sacontala. Un tumulto dietro la scena scuote il re dalla sua prostrazione. È Madhavuya, l'amico suo, che grida d'essere rapito da un cattivo genio ed implora soccorso. Il re si leva in armi e libera l'amico. Mátali, auriga del dio Indra, aveva finto quel rapimento, onde provocare ad ira il re e toglierlo cosí all'acerbitá della sua afflizione. Mátali per ordine celeste intima a Dushmanta di andare a sconfiggere i figliuoli di Calanémi, i dèmoni Danavas, giganti indomiti.—Tu dèi salire sul carro d'Indra. Vieni meco; io stesso ti condurrò alla battaglia.—Il re obbedisce; monta sul carro e parte.