Poco dopo torna il sacerdote, e proclama un miracolo.—Gli anacoreti erano partiti. Sacontala singhiozzava, e, protendendo le braccia, piangeva la sua trista fortuna. Quand'ecco una massa luminosa in forma di donna scendere vicino all'Apsarastirtha, fonte dove s'adorano le ninfe del cielo, ed abbracciar Sacontala, e sparire con lei in un attimo.—

Dushmanta sente nell'anima un'agitazione. Ma l'incantamento dura tuttavia. Egli medita sul passato; eppure nessuna reminiscenza gli si richiama al pensiero d'avere conosciuta mai la figlia dell'anacoreta.

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ATTO VI

{Strada.}

L'anello nuziale era stato perduto da Sacontala nell'attigner acqua ad un pelaghetto vicino a Sacravatara. Un pescatore di que' luoghi, nello sventrare un grosso rohita còlto un dí nella rete, gli rinvenne fra gli interiori quel gioiello, e pensò di trarne danaro. Stava appunto vendendolo; quando alcuni ufficiali di palazzo, messo l'occhio su lui, lo sospettano tagliaborse, lo legano e, ad onta delle discolpe ch'egli adduce, ad onta de' giuramenti suoi, lo vengono traendo prigione.

Uno degli ufficiali parte recando al re l'anello, e lascia intanto che i suoi compagni custodiscano il meschino, che trema della propria vita.

Torna quell'ufficiale: ordina che sia posto subito in libertà il pescatore.—Il re ha avuto carissimo l'anello; al vederlo gli si commosse l'anima repentinamente. Parve che quel gioiello gli richiamasse alla mente una persona diletta. Il pescatore sará ricompensato con larghi doni.—

{Giardini del palazzo.}

Appare nell'aere la ninfa Misracesi; e dal discorso di lei si raccoglie ch'ella è la protettrice di Sacontala. Due ancelle del dio dell'amore stanno ragunando fiori per una festa sacra. Sopravviene l'anziano de' ciamberlani, ed intima loro di desistere dallo scavezzar tanti steli di fiori: il re è afflitto, e per quell'anno non vuole giubbileo.