Nella orazione che annunziamo poco ci viene detto delle particolaritá della vita, e molto degli studi di questo celebre [p.174] matematico. «Nacque in Brescia nel 1577 da famiglia patrizia, ed ebbe a genitori Giambattista e Daria Castelli. Di diciotto anni si spartí dagli uomini, facendo voto di monacato in San Faustino di Brescia». Fu in Padova discepolo del Galileo, a cui si strinse di tenace amicizia. Fu professore di matematiche in Pisa. Nel 1628 andò a Roma, chiamatovi da Urbano ottavo, «che gli doppiò lo stipendio e lo dichiarò suo primo matematico. In Roma pubblicò la prima volta l'aureo trattato Della misura delle acque correnti»; ed ivi morí nel 1644.

È noto che Benedetto Castelli fu il primo che applicasse alle dottrine idrostatiche le geometriche, e che riducesse a scienza certa ciò che prima era abbandonato alla pratica. «Legislatore ed ordinatore supremo de' fiumi e de' torrenti», il Castelli dettò teorie idrostatiche, che servirono di base a tutte le teorie posteriori; e, se ad altri vuolsi dare il vanto d'avere perfezionate ed ampliate siffatte dottrine, a lui non può negarsi quello di averne trovati i primordi: il che non è poco indizio di vigoria d'intelletto.

Il signor Tanfoglio spiega, per quanto lo comporta la brevitá del suo discorso, queste ed altre dottrine ed esperienze praticate dal Castelli, e sulla bontá di esse fonda le ragioni della lode che gli va tributando. L'orazione sua riesce un lavoro piú scientifico che letterario; e tale, a dir vero, lo voleva la natura dell'argomento. Non inviteremo dunque i nostri lettori a considerarla dal lato letterario, parendoci ch'essa abbia un merito piú deciso guardandola dall'altro lato, e ravvisando in essa l'espressione dell'animo di un giovine studioso che loda ciò che l'intima persuasione gli suggerisce di lodare.

|Grisostomo|.

[1] Elogio di Benedetto Castelli bresciano di |Sisto Tanfoglio|, dottore in filosofia e matematica ecc. ecc., Brescia, 1819, presso Nicolò Bettoni e soci.

[p.175]

XIX

INTORNO ALLA «SERVITÙ PRESSO I POPOLI ANTICHI E MODERNI» DEL GRÉGOIRE[1]

L'uomo che dall'alto della sua fortuna volge uno sguardo compassionevole ad una classe inferiore di cittadini trattata duramente dall'orgoglio dei piú, ed il filosofo che, abbandonate le astruse ed aride speculazioni, crede di nobilitare la propria sapienza impiegandola a pro del misero avvilito ed ingegnandosi di trovar modi onde migliorarne la condizione, sono due vere bellezze nell'ordine delle cose morali. Le azioni loro brillano in mezzo a' traviamenti della umana natura, e rischiarano altrui il cammino della vita con una luce consolatrice. Nel leggere il libro della Domesticité non possiamo tenerci di ammirare nell'autore di esso, il signor Grégoire, l'uomo onesto ed il vero filosofo; non possiamo negare a questo antico presidente della «Societá degli amici de' negri» la simpatia, il rispetto, l'amore ch'egli merita come esempio vivo di operosa filantropia. Una nuova edizione recentissima di questo libro ci sia sufficiente occasione per poter parlare di esso anche dopo i quattro anni da che uscí per la prima volta alle stampe.

Il protettore de' negri, quegli che fino dal 1791 perorò altamente contra l'infame tratta di quei meschini, e sollecitò l'abolizione della loro schiavitú, manifestandone tutta l'ingiustizia, di rizza ora all'umanitá parole di propiziazione in favore d'altra gente infelice. Nel libro sulla Domesticité il signor Grégoire esamina la condizione de' servitori d'ambo i sessi in Europa; [p.176] discute i mezzi co' quali renderla meno sciagurata per se stessa e piú giovevole alla societá civile; e con quella eloquenza che non è insegnata nelle scuole, ma che procede direttamente dalla bontá del cuore, cerca di trasfondere ne' suoi lettori la caritá virtuosa di cui egli sente l'impero sull'anima propria.