L'autore dá uno sguardo franco, ma rapidissimo, alla storia de' popoli antichi, e considera lo stato degli schiavi presso i greci ed i romani. Il barbaro modo, con cui in generale venivano oppressi gli schiavi da quelle due nazioni tanto venerate da' nostri pregiudizi scolastici, concorre anch'esso a giustificare la generositá dell'ardimento di coloro che, paragonando la somma de' nostri costumi presenti a quella de' costumi de' tempi remoti, niegano all'antichitá quel cieco ossequio superstizioso che ci è imposto come obbligo dalla servile pedanteria, e tributano invece una piú sentita riverenza alla ragione umana che si fa monda attraverso dei secoli. «Tito egli stesso,—dice il signor Grégoire—Tito, l'imperatore soprannominato 'la delizia del genere umano', avendo ridotti in servitú i popoli della Giudea, il trattò con la piú ributtante ferocia. Ne' giuochi e negli spettacoli dati da lui a Cesarea perí una gran turba di schiavi, alcuni sbranati dalle fiere, moltissimi costretti a combattere contro i loro compagni e ad ammazzarsi l'un l'altro. Mille e cinquecento schiavi vennero scannati in quella stessa cittá onde celebrare il giorno natalizio di Domiziano, fratello della 'delizia del genere umano'; e ne furono scannati altri assai a Berito in onore di Vespasiano, padre della 'delizia del genere umano'… Ecco di che fu capace un principe, a cui l'adulazione de' contemporanei e la credulitá delle generazioni successive decretarono l'apoteosi!».

Dall'esame della schiavitú presso i greci ed i romani l'autore discende a quello della servitú nel medio evo, e finalmente a quello della «domesticité», che è quanto dire della condizione dei famigli o servitori, ne' tempi presenti; e dichiara che le riflessioni, alle quali egli verrá condotto dal suo discorso, avranno quasi sempre la mira a' soli famigli d'ambo i sessi destinati a' servigi domestici nelle cittá, non a quelli destinati a' servigi rurali.

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«L'Europa nel medio evo teneva gli uomini, per cosí dire, inchiodati alla gleba. L'Europa moderna offre lo spettacolo di una turba di donne, di oziosi vestiti a livrea, di valletti ecc. ecc., che riempiono le anticamere e vegliano giorno e notte a prevenire i bisogni veri o fittizi de' loro odiati padroni… Nel 1796 a Torino sopra 93.076 abitanti contavansi 3.168 servi e 5.292 serve. Totale d'ambo i sessi 8.460; il che forma la undecima parte della popolazione».

Non è giá con questa proporzione che s'abbia a pretendere di raccogliere il numero de' famigli esistenti in tutta l'Europa, da che ciascun paese presenta agli statistici proporzioni differenti. Il numero de' famigli cresce, ove piú ove meno, a seconda del crescere delle ricchezze, delle distinzioni sociali, dell'ineguaglianza delle classi civili. A Parigi ed in tutte le grandi cittá il numero de' servi si fa ogni dí maggiore per colpa del lusso ogni dí piú favorito. Non sarebbe lontano per nulla dal vero il supporre che in Francia un milione d'individui sia impiegato ne' servigi domestici, non contando coloro che prestano servigi rurali. Considerata dunque la tanta quantitá di siffatti individui e quanto essi possano contribuire alla tranquillitá dello stato ed alla felicitá privata delle famiglie, chi non vede essere cosa importantissima il pensare ad una riforma de' loro costumi, ad un miglioramento della loro educazione intellettuale? Questa riforma e questo miglioramento raddolciranno ad essi di molto il peso della servitú. L'uomo ignorante e senza morale è necessariamente infelice.

Ommettiamo di riportare le tante prove della depravazione morale de' servi, registrate dall'autore nel suo libro. Che i servi sieno spesse volte scostumati, è una veritá di fatto, della quale ciascuno di noi è persuaso prima ancora che la ci venga annunziata.

Ma, siccome per togliere di mezzo un male fa duopo investigarne le cagioni, vediamo da che provenga cotesta depravazione. Il rimediarvi stará nel toglierne di mezzo le cagioni.

Una delle principali origini della depravazione de' servi è la depravazione de' padroni. «Come possono inspirare sentimenti di fedeltá a' loro famigli certi padroni arricchiti da [p.178] fallimenti dolosi, da ruberie, da rapine; certi padroni contra i quali grida vendetta il sangue de' poverelli? Come possono inspirare a' loro famigli sentimenti di riverenza e di subordinazione certi padroni capricciosi, aspri, crudeli, a' quali la caritá è sconosciuta del pari che la giustizia, le di cui parole e maniere spengono negli animi altrui ogni affezione; padroni, i quali non vorrebbero comandare che ad automati, che all'opulenza associano tutti gli effetti d'una cattiva educazione, che, nudi di ogni sentimento dilicato e logorati dai vizi, non perdonano ai loro servi il menomo difetto?».

L'esempio buono è il piú eloquente de' predicatori. Pochissimi uomini coltivano la loro ragione e il loro cuore; pochissimi operano per impulso di princípi sentiti intimamente e professati. I piú vanno dietro agli altri e sono enti imitatori. Però in casa dell'uomo vizioso rade volte troverai servi virtuosi. «Tel maitre, tel valet», è proverbio che d'ordinario non falla.

Altra origine della corruzione morale de' servi è l'abitudine ai giuochi del lotto e ad altri consimili. Quanti individui, allettati dalla speranza di far fortuna e cambiare stato, incominciano la carriera del vizio rubando, e la finiscono col suicidio! Quanti ospedali, quante prigioni, quante forche bisognò innalzare per lasciar vita a questo abuso de' giuochi!