25. — Passai una notte agitatissima: oltre all'immensa inquietudine morale dipendente dal continuo pensiero della perdita del mio Enrico, una febbre ardente m'ha pure tenuto il corpo in grande orgasmo. I medici, dopo aver viste le ferite, mi ordinarono un salasso che poco dopo mi vien fatto dalle Suore di Carità. — Rivedo il Cappellano dell'Ospedale che mi assicura d'avere scritto al Capitano dei Gendarmi sull'argomento che tanto m'è a cuore, il trasporto del mio Enrico. — Più tardi entra nella nostra camera il Generale Zappi accompagnato dallo stesso Capitano dei Gendarmi; mi dice di star pienamente tranquillo circa al supremo argomento: l'autorizzazione m'è accordata. Ciò mi consola assai. Chiedo mi si permetta d'assistere ai funerali. N'ho risposta negativa.

Alla sera mi vien fatto dalla suora un altro salasso.

26. — La notte fu più tranquilla della precedente, solo fisicamente però, s'intende. Gli altri amici feriti in complesso migliorano, fuorchè Moruzzi, che mi dà qualche pensiero. Scrivo all'intimo amico di me e del povero mio Enrico, Minoja, l'informo dettagliatamente della tristissima digrazia e di quanto mi concerne. Tale sfogo servì a sollevarmi un poco l'animo. Fin dal giorno innanzi, mi scordai dirlo più indietro, aveva scritto all'amico deputato Cadolini, raccontandogli il tutto; l'impegnava a voler mandare al più presto qualche stretto conoscente a Roma per combinare il trasporto delle preziose salme. — Lo scopo principale che mi spinse a scrivere le prime mie lettere a questi due amici si fu di fare in modo che la sciagurata novella della subita perdita immensa arrivasse il meno possibile crudamente a Mammina e a Benedetto. — In giornata altre persone vengono a visitarci tra le quali una signora inglese che sebbene di principii avversi ai nostri, mostrò molto interesse pei nostri mali. Non tutti certamente sanno anteporre i doveri d'umanità a ogni altra idea; quando trovo perciò di tali persone, amo render loro pubblica lode per ogni mezzo mi si presenti. — Debbo però dire che dessa, la suddetta signora, mi rivolse subito parole tali che certo non s'attagliavano alla reciproca nostra posizione di tribolato cioè (moralmente anzitutto) e di consolatore. — Mi disse: — «Fu commesso l'altro ieri (22) un atto di barbarie contro i nostri soldati; fu fatta diroccare col mezzo d'una mina una caserma di zuavi...». — Tutto ciò con tal tono che voleva certo farmi comprendere il rimprovero al partito al quale io appartengo, al partito dell'indipendenza e del mio paese. — «Signora» — risposi — «se si dovesse formalizzarsi di certi atti isolati, darne tutta la colpa ad un intiero partito, noi ne avremmo per certo maggior diritto per quanto ci accadde l'altra sera nel combattimento in cui restammo feriti. La maggior parte di noi ebbimo ferite di bajonetta quando già per altre ferite eravamo stesi al suolo privi di forze. Come può Ella, signora, qualificare tale condotta dei nostri nemici? condotta forse di leali soldati?» — «Non posso dar loro torto» — mi rispose con grande mio stupore la signora — «comprendo come nel bollor dell'azione tali scene possano succedere senza grave colpa di chi le commette». — «Noi non ne siamo capaci» — ripresi con forza. — «Il nemico ferito per noi è sacro». — Non replicò, certamente comprendendo com'io avessi piena ragione e si parlò d'altro. — Verso l'imbrunire sentimmo parlare di trasporto in altro ospedale di qualcuno di noi; tre, si aggiungeva. Poco dopo i medici vennero a visitarci e ci dichiararono tutti non trasportabili. — Nel mentre ci rimettiamo dall'apprensione di essere separati gli uni dagli altri, in cui quella notizia di traslocazione ci aveva gettato, alcuni gendarmi entrano nella sala a chiamare i n. 1, 3 e 7, me, cioè, Bassini e Castagnini. — Temendo il trasporto ad altro luogo non riuscisse fatale a Bassini ch'era in quel momento il più aggravato di noi tre, pensammo far avvisati i medici dell'ordine strano, che contro il loro consiglio ci era stato dato.[25]

NELLE CARCERI PONTIFICIE.

[Queste parole sono scritte sulla copertina del «Libretto-Giornale» scritto nelle Carceri Nuove di Roma.]

..... Sono prigioniero solo in una segreta, porto nel cuore lo strazio della recentissima perdita d'un diletto fratello, l'atroce ricordo del momento in cui me lo vidi cadere sotto gli occhi coperto di ferite e spirare. Non scorre dunque lieto per me questo giorno. Ma quanto più tetro a te!.... Pure oltre al respirare la pura aria che ci ha dato Iddio, oltre al vederti d'attorno tutta la tua famiglia, altri assai su di me hai di que' vantaggi che fan lieta la vita. Un nome glorioso: di qual gloria non te lo vo' ancor dire.... ma pur glorioso od almeno famoso per tutta Europa, pel mondo, mentre io non son noto che alla mia città natale. Sommo potere ti sta nelle mani sopra molti milioni di uomini, mentre io non ho potere che sul cuore de' miei diletti.

Come mai dunque saran più tetre a te le ore di questa giornata? Ecco. — Io sono prigioniero, ma la stessa causa della mia cattività m'è di grande conforto... chè dessa fu l'aver obbedito ai doveri di cittadino. Piango un fratello, ma lo stesso genere di cruda sua morte m'è di conforto: sul campo dell'onore combattendo per la Patria. — Il mio nome è noto a pochi, ma so di certo che suona onestà. Non ho potere, ma mi basta l'affetto de' miei cari e i pensieri che da questo luogo di solitudine rivolgo ad essi ad ogni istante, sono un altro conforto, che assieme a quelli che t'ho già enumerato scema d'assai la tristezza delle ore che qui vo passando prigioniero. — E tu?..... Io so che l'alba di questo giorno (2 dicembre) t'ha portato intorno una luce insopportabile, attraverso la quale ti si fan vedere larve da far raccapricciare anche un cuore incenerito, il tuo. — Più di tutte si fan rimarcare due figure di donna! desse formano il fondo importante del quadro, il fondo della tetra tua visione. Non t'impedisce, no, di distinguerle perfettamente il bagliore delle dorate pareti, nè d'udirne la voce l'eco del tuo nome ripetuto da tutti i confini della Europa, da ogni costa di mare ai monti, cieli.... Eccole quelle due larve. — Belle tutte due queste figure di donna.... ma di aspetto indebolito e triste. L'una ha le impronte d'una felicità trascorsa ed una tal qual aria di natural gaiezza di vanitosa baldanza traspare attraverso quel velo di tristezza: le smunte sue labbra sembra che conoscano il riso! Forse ieri stesso, la notte scorsa dessa ha passato tra i gaudi e tra le danze, e solo da stamane è ridotta d'aspetto sì triste. Ma perchè? Eccolo, ella stessa lo dice. — Guardandoti cupamente ti mostra una data che ha scolpito nei ceppi che le legano le belle membra, quei ceppi che, strana cosa per vero! non le riescono gravi tra i piaceri in cui passa l'ordinaria sua vita. — Ma quella data l'hai letta?.... Sì, perchè hai impallidito. — 2 Decembre! — Ella ti parla! Udiamola. — Me misera! Che solo in questa giornata sappia accorgermi dell'abisso in cui m'hai gettata? Che solo questa funebre data valga a farmi sentire il peso delle catene di cui m'hai avvinta, e farmi scorgere le macchie di sangue di cui i miei figli, per te uccisi, m'hanno tinta? terribile prostrazione questa in cui da tanti anni nella giornata d'oggi sono caduta! Più ancora che quel sangue, quest'oggi io ho a rinfacciarti la corruzione che m'hai gettata nell'animo, la malnata ambizione che vi hai instillata colle tue tenebrose arti. Queste splendide vesti di cui mi hai adorna nascondono ai miei occhi le obbrobriose catene di cui vo carca, e la finta parola di Gloria, Gloria, che ad ogni tratto vai abilmente sussurrandomi all'orecchio, m'hanno spinto più d'una volta, (insensata!) a guidare i miei figli alla morte per sgozzare i figli delle mie sorelle. Prima intendeva comprendere la santa parola di libertà, anzi fui quella che prima la proferii, che la proclamai all'universo, attraverso le fitte tenebre del dispotismo. — Ora, me misera, solo a brevi [ intervalli ] ne comprendo il magico senso; che tu ti sei dato ogni cura di confonderla nella mia mente con parole che altro non significano se non turpitudini. Un tuo parente m'ha pur una volta legata e come te colla violenza; ma poi, più che colle strette dei ceppi ed il veleno dei mali consigli, m'ha tenuta per varii anni soggiogata col fascino dell'alto suo Genio e dell'indomabile energia. — Errai anche allora, anche sotto la guida del parente tuo più volte ho stretto di ceppi diverse mie sorelle.

Ma pur al male che allora ho fatto andò mischiato gran bene nei colpi che ho dato al dispotismo: in quel vorticoso mio giro pel mondo, è sempre grandezza! Allora insomma, già te lo dissi, sentiva legata la mia libertà dal fascino che m'ispirava l'Uomo di Genio, traviato sì, ma pur spesso generoso; ora quando so scorgerle, le ritorte che m'avvinghiano m'ispirano ribrezzo.... mi sembrano le spire d'un serpente. — Ah vo' terminare il confronto. Quel tuo parente quanto generosamente ha chiusa la grande e colpevole sua carriera! Pensa qual parola l'animo suo seppe dettare a Fontainebleau in un momento di sublime infortunio.... qual parola ha scritto per troncare i mali che addosso ei mi aveva attirati. — Abdicazione! — Ne saresti tu capace? — Il sogghigno che, anche in questo momento, in cui sei torturato da rimorsi, tu rivelasti a traverso il pallore del tuo viso, mi risponde di no.

E lo so bene.... nè su ciò confido per riprendere la libertà che in questa funesta giornata m'hai rapita. — Fuvvi un momento in cui sperai acquistar vera gloria sotto la tua guida, anzi per fermo l'ho acquistata ed ho fatto benedire il mio nome: quando al tuo cenno condussi i miei figli, or sono otto anni, a liberare una loro sorella, questa che ora mi vedi d'accanto e che unisce su te i suoi sguardi di rimprovero ai miei per torturarti il cuore. Allora fu vera, santa gioia la mia, ben diversa da quella che ora spesso, non so come, vo dimostrando; stolto tripudio imparato alla tua scuola, che somiglia a un fuoco fatuo. Pure piansi allora sul sangue versato da' miei figli. Ma qual pianto! qual conforto vi andò mischiato dal pensiero della morte loro veramente gloriosa! — Però fu corto quell'istante che a tanta speranza m'aveva animato..... alla suprema speranza di vederti lealmente procedere nel sentiero di libertà su cui t'eri posto, e perfino sperai che, dopo avermi guidato a dar la completa indipendenza alla mia sorella, m'avresti restituito quel tesoro che barbaramente in questa giornata tu mi hai rapito.... Illusa! Ma, lo dissi, fu breve l'illusione! Assai presto potei comprendere che quel tuo atto, che aveva ogni apparenza di generosità, non poteva pur chiamarsi un lucido intervallo, che era dettato, come ogni altro de' tuoi precedenti, da precetti di tenebrosa politica.

Diffatti, proprio il giorno appresso di quello in cui fu versato dai miei figli gran copia di sangue per la redenzione della sorella, tu me li arresti sulla gloriosa via, e stringi la mano all'oppressore di essa. Prova ancora il rossore di quell'istante! Eccomi da quel momento da te introdotta in una via incerta, enigmatica, per diversi anni nei rapporti colla sorella, cui aveva prestato aiuto, finchè... ma Ella stessa ti riparlerà tra poco del male, che in questi ultimi tempi m'hai costretto a farle, ti rinfaccierà il dardo che m'hai costretto a lanciarle contro.