Io n'ho vergogna! Parlandone mi s'infiammerebbe il viso per l'ira d'averti obbedito nella fratricida missione.[26]

Dicembre.

3. — Sono al termine del quarantesimo giorno di prigionia. — Nulla di nuovo — Tutta la giornata passai nell'attesa di quella dichiarazione, cui è necessario apporre la firma per ottenere la libertà. Forse mi verrà mostrata domani. Dubito assai ch'io possa trovarla accettabile; in ogni modo però desidero, per dare una favorevole risposta, di leggerla attentamente; così, qualunque sarà la mia decisione, mi resterà la soddisfazione d'averla data in piena cognizione di causa.

4. — Allo svegliarmi fui sorpreso stamane dal rimbombo di molte cannonate. — Ne chiesi la causa al custode e mi disse essere oggi S. Barbara, la festa d'Artiglieria. Mi scosse questo annunzio. — Quanto fausto gli altri anni mi scorreva questo giorno tra l'allegra comitiva dei compagni alternata alla gioia quasi infantile dei miei bravi soldati.... Nel 60 passai questa giornata in Accademia, pure in una specie di prigionia, ma quanto diversa da questa! — Nel 61 ancora in Torino, mentr'era alla Scuola d'Applicazione, da mattina a sera assieme al mio amatissimo Adolfo, che doveva dopo due anni essermi rapito da morte quasi improvvisa. — Nel 62 a Pavia nel Reggimento Pontieri. Che liete ore tra la famiglia e buoni compagni! — Nel 63 a Salò. Mi ricordo che fu imbandito un pranzo ai bravi pontieri della Compagnia, che era la 5ª. — Nel 64 a Casale. — Nel 65 mi trovava in permesso a Firenze col mio Enrico. — Nel 66 a Verona. Mi sovvengo che non fu combinato il solito pranzo di tutti gli ufficiali dell'arma onde non essere costretti dalle leggi di militare convenienza ad invitare gli ufficiali austriaci rimasti in Verona per la consegna del materiale; il che sarebbe riuscito un brutto spettacolo per i buoni cittadini. — Nel 67: nella segreta N. 10 delle Carceri nuove di Roma! — Nel 68? — Finora, come abbiamo visto, da un anno all'altro vi fu variazione di località; è ben sperabile dunque che questa legge abbia a mantenersi ancora per poco, cioè ch'io abbia a trovarmi alla fine del nuovo anno in luogo diverso. — Vorrei quasi sperare anche al principio... ma no, comprimiamo i battiti del cuore, freniamo le speranze cotanto dubbie.

5. — Stamane venne monsignor Stonor a trovarmi. Il degno uomo, pieno per me d'interessamento, mi parlò ancora della promessa che tra poco mi verrebbe presentata da firmare ed insistè perchè lo facessi, aggiungendo i consigli dell'amico Colloredo. Gli esposi la mia riconoscenza per tanta premura, lo pregai di ringraziar pure l'amico, ma in merito alla questione dissi che sentiva di dovere star fermo in proposito altra volta mostratogli. Un dovere di più che agli altri compagni, aggiunsi, mi incombe circa a tale argomento: la memoria santa del mio diletto Enrico! Del resto, non debbo dar formale risposta finchè possa leggere quel foglio.

Più tardi fui chiamato in cancelleria una seconda volta; appunto la sospirata carta mi veniva portata da un impiegato all'Auditorato militare. Il suddetto signore mi parlò subito d'una certa istanza che dovevasi rivolgere credo al Direttore della Polizia per ottenere l'autorizzazione di rimpatriare. Credei volesse parlare della promessa, onde gli chiesi in quali termini dovesse essere concepita tale istanza. Dalla risposta capii essere questa una semplice domanda per soddisfare ad una formalità, onde gli venni subito a parlare della promessa.

— «Ah, mi rispose, la conoscerà già, ritengo: è la stessa che fu firmata dagli altri suoi compagni già partiti».

— «N'ho sentito a parlare, ma desidero conoscerla perfettamente; favorisca dunque a leggermela».

Me la lesse: n'è questo il senso:

«Liberato in seguito alla grazia accordatami da Sua Santità dalla prigionia in cui m'ha gettato l'aver fatto parte delle bande che hanno invaso il Territorio Pontificio, m'impegno sulla mia parola d'onore di non portare più le armi contro il suo legittimo governo».