— Guarda un po'! mi disse sottovoce in vernacolo il mio compagno. Se costoro si possono chiamare soldati, io mi lascio volentieri tagliare la testa (veramente altra era la frase)!

Io sorrisi e non risposi, ma uno dei due soldati cominciò a conversare coll'altro alterato, volgendosi ogni tanto verso di noi con piglio e gesto che sembravan di sfida.

— Oh vedi se può essere soverchia la prudenza! Costoro sembra che intendano anche il dialetto ed abbiano compreso il nostro discorso, diss'io sommessamente.

Intanto il militare continuava a parlar alterato, sempre col volto e talvolta coi pugni a noi rivolti. Allora senz'altro noi chiedemmo al cameriere:

— Che cos'hanno quei due soldati?

E uno dei militari senza lasciar tempo al cameriere di rispondere

Dites à ces messieurs là, esclamò, que je ne comprend pas la langue italienne, mais cepandant j'ai assez compris pour lui dire qu'en France il y a bien plus de politesse qu'ici.

— Perchè dunque non ritornate in Francia, gridò imbizzito il mio compagno, se vi è tanta cortesia? Che ci venite a fare qui?

Una potente gomitata mia gli tolse il fiato e la parola per continuare. Ma ci volle poi per me — aiutato dall'oste — del bello e del buono a pacificare il focoso armigero francese, assicurandolo che nessuno al mondo s'era burlato di lui e che, appunto perchè essi non comprendevano la lingua italiana, avevano fraintese le nostre parole in dialetto.

Le aveva capite anche troppo bene, l'amico! Come campione militare però bisogna confessare che era in molto difetto; è naturale quindi che fosse anche sempre in sospetto!