In vicinanza del confine si fece alt, e si passò il ponte della ferrovia alla spicciolata fino ad un casolare isolato che pareva servisse ad uso di stalla. Ma prima d'attraversare il ponte Giovannino schierò la sua sezione (alla quale io pure appartenevo) davanti a sè e volle farle la sua parlatina, che riferisco pur essa nella sua originalità:

«Amici, entriamo ora nel territorio nemico e speriamo che questa giornata sia per essere a noi fortunata e gloriosa. Io desidero che noi ci trattiamo tutti come fratelli, e però permettete che fin d'ora io dia a voi del tu, e vi prego di fare anche voi lo stesso con me[15].

«A qualunque evento si vada incontro e qualunque cosa possa accadere, voi sapete che delle disgrazie saranno inevitabili. Ma siccome il buon ordine vuol essere sempre mantenuto in qualsiasi frangente, ricordatevi che restando ammazzato (disse proprio così) o ferito alcuno dei capi, prende il comando quello che immediatamente per numero gli vien dopo. Quindi, se restassi ammazzato io, prenderà il comando della sezione il capo della prima squadra e capo di questa resterà il numero due; se resta ucciso il numero due, comanderà il numero tre e così via per ogni squadra».

Sono le sue precise parole e furono dette da lui colla massima calma e colla dolcezza di voce sua abituale, sicchè mi fecero forte impressione. Questo parlare della propria morte e di quella dei compagni con tanta serenità e calma, come se si trattasse di un ordine da darsi per una partita di caccia, e il parlarne come di cosa imminente e che forse poteva accadere in quel giorno stesso, mi mise in corpo un lieve tremito che potea dirsi anche paura.

È inutile dissimularlo! Un uomo è uomo, e sono ben pochi che abbiano il coraggio volgarmente detto del sangue freddo. Chi non fu mai esposto al fuoco, se ha, lontano dal pericolo, il coraggio a parole, quando s'avvicina al fatto e quando è al fatto stesso, prova nel primo momento un senso istintivo di terrore che lo invade tutto. I primi colpi di fuoco sono sempre terribili e sono quelli che provano i coraggiosi ed i vigliacchi. Dopo, nel furore della mischia, anche un vile può avere il suo pazzo coraggio; ma è nella resistenza alla prima impressione che sta la vera prova. L'istinto non si distrugge, e però chi prova terrore al fuoco e vi sta esposto inchiodatovi dal sentimento del dovere, quegli è un eroe. Chi si ubbriaca d'esaltazione, gridando e smaniando, è come colui che si alcoolizza per prender forza. Le battaglie si vincono più con la resistenza passiva che col furore dello attacco.

Giunti che fummo allo stallaggio o casolare di Passo Corese, s'andò tutti a finire nelle mangiatoie, cercando di rifarci là dentro degli arretrati del sonno.

Ma anche qui io fui sfortunato più ancora che a Cantalupo.

D'improvviso il comandante chiamò il furiere e gli ordinò che prendesse le sue disposizioni, perchè erano giunti trecento fucili, e si doveano scaricare e portare, con le relative munizioni, in una barca. Non ricordo quali disposizioni il furiere prendesse; ricordo bensì che una delle prime sue vittime fui propriamente io.

Non me ne lagnai però. Avevo preso a fare religiosamente il mio dovere, ed anzi rammento ancora con un po' d'orgoglio che di nessuno dei mezzi di trasporto che avevamo a nostra disposizione lungo la marcia, io volli mai approfittare! D'altronde ero il più giovane: era troppo giusto che cedessi i comodi ai più anziani d'età.

Confesso però che la fatica di quel trasporto mi riuscì penosissima. I fucili si portavano a fasci di quattro o cinque con la baionetta rivolta all'in giù. Pioveva nuovamente, e l'acqua mi penetrava fin nelle midolla attraverso il logorato mio stifelius d'estate. In terra c'era una mota argillosa appiccicaticcia, che rendeva fastidiosamente faticoso il camminare. La fretta, il peso dei fucili che male stavano uniti assieme e sfasciandosi e cadendo colle baionette sfregiavano le mani, il cammino malagevole oltremodo, formavano un insieme di tali difficoltà, che mi facevano sudare goccioloni caldi, mentre la pioggia mi agghiacciava e mi attaccava i panni alla pelle.