— Così pure, soggiunsemi, se anche il conte Colloredo avesse bisogno di qualche cosa, il professor Luccardi è dispostissimo in suo favore, essendo amico di suo padre, il conte Giuseppe.

Il Luccardi ed il Kanzler erano cognati perchè mariti alle signore Vannutelli, romane e parenti, se non erro, ai due monsignori, ora cardinali ed al pittore.

Partito il cappellano, comunicai la cosa al Mosettig. Ne fummo impensieriti. La scoperta del pseudo Colloredo in faccia al Ministro delle armi era inevitabile. Chi potea immaginarne le conseguenze? Al postutto però non si trattava che di una sostituzione. Si stabilì quindi che io alla meglio con segni e con gesti facessi intendere al Luccardi il mutamento di nome pregandolo a non tradirci. Il Luccardi però io non lo conosceva e quindi tornava non poco difficile il mio assunto.

All'indomani, alle dieci del mattino vennero infatti il generale ed il Luccardi colle rispettive signore, ma io non ebbi nè tempo nè modo di farmi intendere. Era del resto affatto superfluo, perchè il Luccardi, accostatosi al letto dell'ammalato che tentava celarsi:

— Ah ecco, esclamò, questi è Colloredo! già lo si ravvisa subito, è suo padre spiccicato; tale e quale, nè più nè meno!

Respirai, ed anche il Colloredo, preso coraggio, si scoperse il volto senza timore per poter dar campo al Luccardi di trovare nuove rassomiglianze. Infatti egli andava ripetendo:

— Tutto, tutto suo padre: eravamo tanto amici!

Quanto era viva la mia apprensione prima, altrettanto ridevo in cuor mio dipoi. La cosa infatti volgeva in burletta. Per comprendere la quale bisogna notare che il Luccardi dimorava qui in Roma da molti e molti anni e che se in passato avea conosciuto ed era amico dell'ottimo conte Giuseppe Colloredo, ora defunto, non conosceva però alcuno dei figli suoi o quanto meno li avea conosciuti piccini.

Questo professor Luccardi venne poscia altre volte a trovarmi. Era in complesso un buon uomo: non fu però buon italiano quando accettò da Pio IX l'incarico di fare il monumento commemorante i soldati pontifici a Mentana, monumento che, in omaggio alla politica tolleranza, si ammira ancora a Campo Verano.

Lo rividi poi nel 1870 e fui a visitare anche il suo studio, ma quantunque dovessi riconoscere il merito di taluno dei suoi lavori, pure quel monumento non glielo potetti mai perdonare. E poichè gli dissi l'animo mio francamente quando era vivo, posso ora liberamente ridirlo senza per questo che la sua fama venga offuscata o scemato il suo valore come artista. L' Ajace, uno dei primi suoi lavori, ebbe plausi ed onoranze, ed il Caino, il gruppo del Diluvio, il Raffaello e Fornarina gli procacciarono nuova fama. Il Diluvio anzi venne molto ammirato all'Esposizione mondiale di Parigi di quell'anno e gli fruttò la croce della Legion d'onore.