— Soffrite molto? gli chiese.
— Si, rispose asciutto il Colloredo.
— Ebbene, pigliate questi dolori quale salutare penitenza dalla mano di Dio e chiedetegli perdono d'averlo offeso!
E suggellò l'amorevole conforto con l'apostolica benedizione!
Il padre benedettino che l'accompagnava e che, come seppi dipoi, era un Casareto di Genova, all'udire le parole del Papa s'intenerì e gli si mosse una commozione sì abbondante che egli si stemperava in lagrime di gioia le quali gocciavano a quattro a quattro, mentre egli andava esclamando:
— Ah, Santo Padre! ih, Santo Padre! quale degnazione, quanta bontà! e piangeva come un ragazzo.
Poco dopo, partito il pontefice, s'affrettò a rientrare per sentire da noi l'impressione di quell'avvenimento, che per noi doveva essere, secondo lui, veramente straordinario e da segnarsi albo lapillo. Era ancor tutto gongolante e badava a dirci:
— Eh, ci eravamo commossi, non è vero, alla visita del Santo Padre! non potevamo trattenere le lagrime! quanta bontà! quanta dolcezza! Siete pentiti, non è vero? Vero, Colloredo?
— Sì, rispose questi, di non averlo mandato a...
Sopravvennero in buon punto gli infermieri ad annunziarci che la carrozza e le barelle erano pronte, altrimenti la frase del Mosettig, se avesse avuto seguito, avrebbe senza meno essiccate al buon padre Casareto le fonti lacrimatorie tanto facili e copiose.