E di quanto giovamento ciò fosse lo si può di leggieri argomentare!
La mattina dopo, al letto del focoso amico, cui non era per il sonno ancora sbollita l'ira, mentre stava per alzarsi, si presentarono due suore, fra cui quella che era stata causa del chiasso. Ambedue gli porgevano dei panieri di frutta pregandolo da parte della madre superiora, che lo mandava a riverire, di accettare quel piccolo presente, chiedendogli in pari tempo scusa di avergli arrecato dispiacere e dello scandalo dato.
— Ma che scuse, ma che scandalo, ma che frutta! gridò l'amico, dolce come un'istrice e facendo l'atto di buttar all'aria ogni cosa.
Le monache spaventate posarono i panieri sul letto e fuggirono.
Poco dopo, radunati intorno al letto parecchi di noi ed acquetato il fegatoso amico, facemmo festa alle frutta, e mandato a prendere un fiasco di vino bianco, le inaffiammo a piacer nostro.
Per essere giusti però e per debito di storico fedele, debbo dire che ne fu offerto anche alle suore in segno di pace.
Dopo quella scena l'amico non aveva che da chiedere qualunque cosa volesse e gli veniva tosto concessa.
Dei feriti ricoverati a Sant'Onofrio molti versavano in uno stato gravissimo. Ricordo come ora un capitano romagnolo, uomo sulla quarantina: aveva una ferita alla gamba sinistra e non grave, anzi era prossima a cicatrizzarsi. Ma improvvisamente venne preso dal tetano. Due giorni interi spasimò orribilmente, aggomitolandosi e distendendosi, contraendo convulsivamente i muscoli del volto ad un terribile sorriso sardonico, mentre soffriva dolori d'inferno; finalmente il terzo dì soccombette.
Anche a lui fu fatta molta ressa perchè si volesse confessare. Morendo, dispose che i pochi suoi vestiari li avessero due garibaldini i quali lo avevano assistito. Fu un casus belli! Il regolamento dell'ospizio prescriveva che gli oggetti di vestiario dei morti restassero proprietà dell'Opera pia: il testamento quindi fu dichiarato nullo e l'amministrazione del pio luogo ebbe quei pochi cenci.
Questo individuo, pur troppo, posteriormente si scoperse che era indegno del nome e dell'assisa di garibaldino, perchè apparteneva ad una sètta sanguinaria. Fu certamente una disillusione crudele e però, tacendo della sua vita e avendo dovuto dire della sua morte, copro di un pietoso velo il suo nome.