Quando ancora la si stava costruendo, un giorno io condussi la mia famiglia a passeggio da quella parte e, quando arrivammo sul posto, io stesso non riconoscevo più la storica villa. Il cancello da cui penetrarono gli svizzeri, la stradicciuola da cui salirono e donde apersero il fuoco, sono spariti. Una frana di terra dava accesso alla sommità del colle ove a stento si scernevano i ruderi della casetta del vignarolo, donde fu aperto dai nostri il fuoco e dove cadde il povero Moruzzi.

La vigna, passata in altre mani, era stata espropriata ed il Municipio si era valso di quella collina come cava di terra per costruire la passeggiata. Per accedere al sommo non v'era altro modo che inerpicarsi per quella frana.

Recentemente, in occasione del 25º anniversario di Roma italiana, venne praticata una nuova strada d'accesso e sul posto ove caddero Enrico e Giovannino fu eretta una colonna commemorativa. La topografia però del posto è affatto mutata, nè alcuno può farsi un'idea del come avvenne l'attacco e si svolse l'azione. Della casa del vignarolo quasi non resta più traccia, la Villa ancora intatta è convertita in una caserma di guardie di finanza e dove spirò il Mantovani e giacque esanime il povero Enrico, ora è la camera di sicurezza per le guardie! Costava tanto poco il coordinare la passeggiata dei Parioli in modo da rispettarne quei cari ricordi! Si rispettano tanti ruderi insignificanti, unicamente perchè hanno il battesimo e la patina dell'antichità, senza forse conoscere se abbiano effettivamente un valore storico ed artistico! Non si risparmiarono quelle sacre zolle che ebbero battesimo glorioso di sangue e dove con nessuna spesa e con verun disagio poteva la generazione crescente tener viva e palpitante la religione dei ricordi colle visite frequenti e col riandare la pietosa storia del dramma ivi consumatosi.

Ora, da due o tre anni, e dopo l'inaugurazione della colonna avvenuta nel 1895, commemorazioni non se ne fanno più; la data però se la ricordano i superstiti ed i pochi che ancora tengono vivo il culto dei patrii ricordi, ed ogni anno il 23 ottobre infiorano di corone il mandorlo alla Villa ed il Monumento al Pincio.

Il popolo di Roma li ama quei due modesti ricordi, e quando passa per il Pincio o sale ai Parioli, vi si trattiene e manda un mesto saluto ai caduti.

Opportune le epigrafi, non così l'elenco del volontari a tergo del monumento. Il nome dei vivi non va mai passato solennemente alla posterità, poichè fino a che c'è vita, c'è campo ancora a coprirsi d'infamia.

Pur troppo però, mentre io scrivo, se venisse fatto di riunirci, molti mancherebbero all'appello.

Per quanto n'ebbi notizia io, li segnai tutti i poveri nostri morti con una crocetta ed ahimè! che la funebre lista già mi rende l'immagine di un cimitero.

Di settantotto nomi già una trentina portano il segno della morte! Uno per anno!

Chi sarà l'ultimo a spargere fiori e corone sui compagni caduti?...