Lodovico era stato informato assai bene dell’umore del Re di Francia, e della sua propensione fortissima per il bel sesso e pei sollazzi. Un cavaliere animoso, elegante e destro, una bella donna, trovavano sull’istante grazia presso di lui. Per ciò egli avea ricolmato di carezze Galeazzo Sanseverino, genero di Lodovico; il quale allorchè portato si era in Francia, v’era andato molto bene accompagnato, con gran numero di bellissimi e buoni cavalli, con molte ricche armature per giostrare e correre la lancia, e si mostrò in tali esercizi abilissimo, essendo giovine oltre modo destro e gentile. Il Re gli diede allora, il suo ordine di San Michele; ordine insigne, i cui membri si chiamavano fratelli del Re; e con esso decoravansi di una collana d’oro da portarsi sempre in memoria del dato giuramento. Verso il bel sesso poi il Re era propensissimo; poichè giovane era pieno di ardore, sebbene gracile di complessione. Per queste cose Lodovico avea pensato di fargli piacere venendolo ad incontrare con una scelta e lietissima brigata. Le matrone che egli seco conduceva come seguito della moglie, erano tutte assai belle; e forse nessuna era tanto schiva da rifiutare i favori di un Re di Francia.

Con molta curiosità questa brillante comitiva osservò il Re che non tardò ad ammetterla in sua presenza. Era Carlo allora, come già dicemmo, giovinissimo, ed era brutto e contraffatto anzi che no della persona, notevole per una forte sproporzione delle sue membra: ma l’aria del comando e le ricche vesti davangli una certa qual dignità; e l’occhio suo brillava di una vivacità non ordinaria. Portava allora una lucidissima armatura, tutta ornata d’oro, e coperta di una sopravvesta turchina di velluto tempestata di gigli d’oro: in capo avea una preziosa corona; ed era decorato del suo ordine di S. Michele. Del resto, era piccolo, di corpo mal sano; ed erano i suoi lineamenti non belli, benchè indicanti forse fermezza e l’impero, ed anche una certa bontà che alcuni però dicevano remissione d’animo e freddezza. — I gentiluomini del suo seguito vestivano con eleganza, e riccamente: portavano vesti con tagli alle maniche di panno fino o di velluto, che scendevano fin sotto le ginocchia o a mezza gamba od anche fino a terra, e che d’ordinario stringevansi ai fianchi da un cinto; berretti di velluto, con piume preziose; collari pur di velluto, con trine d’oro e bottoni d’oro; e giustacori sotto, di raso od ormesino bianco e d’altri colori, ricchi, e con fregi pur d’oro: i panni di gamba erano sì stretti, da apparirne non solo i muscoli ma ancora le vene: cingevano lunghe spade; teneano, come era uso, il capo coperto anche alla presenza del Re, tranne il caso che questi loro dirigesse la parola.

Dal loro canto il Re e i suoi favoriti consideravano essi pure il corteggio milanese, non meno brillante e notevole. Lodovico il Moro si presentò al Re di Francia in abito solenne; portava una veste fino a’ piedi di damasco cremisino ricamata con oro, e cinta con un cordone di seta morello pur con oro tessuto: gemmato era il berretto morello ch’ei tenea in mano. La capigliatura sua, vera o posticcia, scendevagli ricca fino al collo con un’onda maestosa; il collo era nudo, se non in quanto che in parte lo celava la candida camiciuola crespata che dall’abito alcun poco sorgeva: le calze erano morelle; d’oro ricamate le scarpe. Beatrice sua moglie mostrossi ancora più riccamente abbigliata: la sua testa, da cui spirava un’aria virile, era adorna di alcuni ricci che ne cingevano la fronte candida; mentre trecce ben acconciate erano poi di questa il principale ornamento, con varie gioje: sopra i capelli di dietro, un velo appuntato scendeva maestosamente, in preda agli scherzi dell’aura: era di seta, vergato d’oro, di trine pur d’oro contornato; e scendea a coprire tutta la sopravveste; ed un capo di esso, tirato sotto il braccio sinistro, era attaccato sopra il petto: la sopravveste che portava era di velluto verde stampato, ornata di passamani e ricami d’oro, e lunga fino a terra: molte ricche gemme ne fregiavano il collo e le smaniglie: qua e là brillare vedevansi bottoni d’oro e di perle. Il Duca di Ferrara era a un dipresso vestito come Lodovico, tranne che variava il colore dell’abito, che era scuro.

Le gentildonne del seguito di Beatrice distinguevansi, come si è detto, per beltà; e molte erano rimarchevoli pel loro spirito. Varie erano le loro acconciature, varie ancora, ma meno, le fogge delle vesti. Alcune serrati aveano i loro capegli con una rete d’oro, sprigionandosene però ciocche alle bande che loro pendevano graziosamente giù per le tempie: altre aveano ricci molto belli attorno alla fronte; e le trecce ben crespe ed in anella cadevano in giri voluttuosi sulla superficie della testa: sulle quali alcune aveano fermati veli, trapunti d’oro o d’argento. Tutte al collo portavano assai ricchi monili, di gemme sfolgoranti o di pallide perle. Le vesti seriche erano spesso seminate di fioretti d’oro: ricchi cinti, pure d’oro, di gemme fiammeggiavano: varie di tali vesti erano aperte d’avanti, onde apparivano sottane di velluto o damasco figurato; di dietro, un po’ di strascico: altre al contrario erano bottonate davanti con bottoni d’oro, talora ricchi di pietre preziose. — I gentiluomini milanesi poi, che erano al seguito del Duca di Bari portavano, i più attempati, vesti lunghe fino a terra, sia di damasco sia di velluto, di color vario; con berretti serici: ed i giovani sfoggiavano abiti più eleganti; avevano berretti di velluto cinti da trecce d’oro; giubboni di seta con tagli artificiosi per mostrare le fodere di diversi colori; e pur con tagli erano i loro panni da gamba, talora di due colori: bottoni d’oro e monili accrescevano lo splendore de’ ricchi abiti, i cui colori variavano, e che talora ammettevano leggeri cappe eleganti; nè escludevano il lusso delle smaniglie, per lo più ricche di gioie preziosissime.

Quest’era la pompa esterna di quella doppia schiera elegante che a vicenda si visitava: ma chi era più addentro ne’ segreti della galanteria de’ tempi, potea eziandio dagli abiti delle signore milanesi scoprire, in parte almeno, i loro sentimenti. Imperocchè la moda, sempre ministra dell’amore, avea allora messo in uso un muto linguaggio, onde i varj colori a cui le belle davano la preferenza nel loro abbigliamento erano loquaci e spiegavano le interne loro inclinazioni; questo alludeva alla speranza che lasciavano alla persona a cui mostravansi, quelli equivalevano ad una dichiarazione d’amore; e, come si esprime un poeta milanese di que’ tempi, molto si potea sapere intorno al grado a cui montava (mi si perdoni quest’ardita espressione) il termometro del loro cuore, conoscendo,

Che significa il verde, il bianco, il giallo,

Morello, e negro, e perso, e colorito;

Che spesse volte chi il colore intende

Del pensier dell’amato assai comprende.

Era quella un’età nella quale l’amore non di rado andava sciolto da quel velo misterioso che pur lo rende più caro.