— E pagar scarsamente gli operai, l’interruppe il Bramante.

— Eh via, so bene che scherzi, amico, soggiungeva l’adulatore: egli è che voi altri artisti non siete mai sazj, e sempre vi lamentate; ma quando mai vi fu per voi miglior tempo di questo! Egli è che tu butti il tuo; ma del resto il Moro anche a te lascia forse mancar lavoro? E chi potrebbe mettere in dubbio la sua inclinazione a beneficar tutti, e particolarmente i bei talenti!...

— Come sei tu, l’interruppe di nuovo il Bramante: i talenti tuoi oratorj intorno alla bontà del governo del Moro sono certamente ben pagati: tutti almeno lo credono.

— Eh, datti pace, che io parlo per pura giustizia: che del resto, se il Moro mi fa del bene a chi non ne fa? Il signor d’Argentone vedrà, se vorrà darsene la briga, in quanti modi, il Duca di Bari benefica la città nostra ch’egli regge: e più farebbe se fosse egli il padrone....

— Il duca Gian-Galeazzo però gli dà poca briga! soggiunse l’incorreggibile Bramante.

— Il Duca, da saggio giovane come è, lascia governare allo zio; perchè ne conosce la virtù....

— Sì, forse come Bernabò conobbe quella di Gian-Galeazzo Visconti suo nipote! — E questa arditissima replica di Bramante, che alludeva al sospetto che il Duca fosse stato dallo zio tradito e avvelenato, fece seguire un istante di silenzio; disapprovando ognuno di tal modo l’imprudenza del mordace artista.

— Amici, disse il Corio, cambiam discorsi! non è bene parlar di cose di cui ci si potrebbe domandar conto un giorno! Tutti sanno che Bramante è assai pungente ne’ suoi detti, e nessuno vorrà far caso della sua leggerezza, e di ciò che dice per puro spirito di contraddizione! Del resto, chi non ammira i veramente sommi talenti e meriti del signor Lodovico!

— Che il nostro amico qui, soggiunse Bramante, è pagato per far conoscere a tutto il mondo; togliendo a te, caro Bernardino, il mestiere di stendere le storie! — Ma, via, se dobbiam tacere, si taccia: chè in buon punto ecco entrano due suonatori colla viola e il flauto.

Così era infatti: i due discepoli d’Apollo cominciarono quindi a far ammirare la loro abilità: varie sonate vennero spacciando al loro lieto uditorio; e raccolsero un premio abbondante della loro fatica. In fine la notte era già alquanto innoltrata; e si udì l’ultimo tocco della campana che invitava ogni uomo a ritirarsi: immediatamente tutte le pratiche dell’albergo sgombrarono la sala; i suonatori divennero muti, nè più udironsi partendo, essendo a quell’ora proibito far alcuna serenata: più non restarono nell’albergo se non se le persone che vi doveano passare la notte. Il Corio, poco dopo, si licenziò dall’amico, promettendogli di tornare a lui il dì seguente di buon mattino.