Pertanto alla Duchessa crescevano i motivi di dolore. Essa viveva appartata, senza darsi nessun sollazzo. Uno de’ suoi diletti era, nel giardino passeggiando, trattenersi col tenero suo figlio, o col vecchio giardiniere: le sembrava che la persona più lontana dalla corte dovesse essere la più innocente, quella che all’uopo avrebbe sentito un poco di pietà per la sua misera situazione!

— Ambrogio, le disse un giorno, voi siete ben vecchio: ditemi, trovaste voi sempre deliziosa la vita?

— Eh, Illustrissima, rispondeva sorridendo il giardiniere: un poco di male un poco di bene: ma tant’e tanto ci sto volentieri; e spero durarla ancora, per vedere altri accidenti oltre quelli che già ho veduto, che non sono poi tanto pochi.

— Vi credo bene! Quanti anni sono che servite in corte?

— Che servo in corte! Io sono nato qui; è ben vero che non sempre continuai a starci. Io mi ricordo, Illustrissima, di quando viveva il duca Filippo Maria: avea 25 anni allorchè è morto. Che uomo stravagante, Illustrissima! allora il Castello non era sì bello come adesso, e neppure il giardino! Egli viveva sempre chiuso nelle sue stanze; di rado veniva a passeggiar qua giù! molto tempo passava ad Abiate, dalla signora Agnese del Maino: in città non si vedeva mai! — Qui, si tremava al vederlo; nel tempo stesso che non ci volea male: in ultimo era divenuto cieco; e involto nella guerra, si fece più intrattabile ancora. Un giorno ci fe’ dar la corda a tutti di nostra famiglia, perchè non trovò certi legumi; ed era passata la stagione. Ma, morto lui, le cose si cambiarono; il Castello fu diroccato, il giardino imboschì; noi continuammo a coltivarlo per nostro conto; pagando un canone alla Repubblica. Allora fu un tempo di grandi pazzie! si parlava dagli oratori per le piazze; si era in continue faccende: anch’io più d’una volta dovetti servire nelle file de’ Capitani e Difensori della libertà! mi sono ingegnato; ho menate le mani meglio che ho potuto! Basta: la Repubblica finì; perchè il conte Francesco Sforza la tradì, come l’IIlustrissima saprà; e nel blocco ultimo, i prodotti dell’orto erano sequestrati dal vicario di provvisione; io ne fui escluso, e dovetti per la fame mangiarmi perfino le suole delle scarpe. Quando dio volle il conte Francesco entrò in città; le cose tornarono quiete; e il Castello si rifabbricò, e io tornai al mio posto. Il Duca Francesco e la Illustrissima signora Bianca erano brave persone; ma non vennero ad abitare qui. Venne poi il duca Galeazzo Maria: egli amava lo sfarzo, e abbellì non poco il Castello, ove cominciò ad abitare. Egli avea talora delle pazzie per il capo, e amava troppo i suoi piaceri, e vendeva la giustizia per aver danaro; ma spendeva assai; era uomo generoso; e mi fabbricò l’abitazione, e regalò spesso di molti ducati! che il Signore gli dia riposo; è morto in chiesa e riconciliato con Dio, essendo la seconda festa di Natale. Sotto di lui si cominciò ad ampliare il giardino, unendovi quel parco che ora l’Illustrissima vede, cinto di muraglia per lo spazio di tre buone miglia: egli amava tanto la caccia delle selvaggine, che volea divertirsi anche senza andar lontano, il povero duca! Dopo, venne l’Illustrissimo duchino Gian-Galeazzo, che il cielo ci conservi per molti anni; e l’eccellentissimo Duca di Bari, che il cielo pure benedica; e Lei, che possa avere tutte le prosperità!

— Tieni, Ambrogio, disse Isabella regalandogli una moneta d’oro. Lasciami sola!

— Il cielo le dia grandi contentezze! disse il buon vecchio ringraziando; e ritirossi.

Come Isabella si fu trovata sola, fissò gli occhi a terra; e sclamò «Che il cielo benedica il Duca di Bari!» Ecco come tutti gli sono devoti! Io non troverò dunque un’anima che con me si accordi ad odiarlo; non troverò mai chi faccia eco a’ miei sospiri, non potrò mai rinvenire un compagno che mi aiuti a colorire i miei disegni! Il simulatore colla sua lingua eloquente affascinò il giovine mio consorte, come l’augelletto è ammaliato dalla lingua della serpe insidiosa: io sola resisto alle sue arti; ma egli sempre mi vince, e ogni giorno più trionfa! Oh mio dio, mio dio, non troverò io mai neppure un solo servo fedele!

— Ah, Illustrissima, voi ne avete uno che morrebbe per voi! —

A questa inaspettata interruzione, Isabella trasalì. Ella guardossi intorno; e vide uscire da una vicina macchia Carlo, il figlio unico del vecchio giardiniere.