Sorte miglior goder:

Felice fra una gloria

Che giovò al mondo inter!

— Il Re gustò moltissimo il complimento; e stupì quando seppe, che que’ versi erano stati improvvisati. Quanto natura è larga cogli ingegni d’Italia, pensava egli: pochi istanti bastano ad essi per offrire animati fiori poetici, che altrove non crescono che a grande fatica! — Il dir versi all’improvviso è un dono raro, che il ciel concede in abbondanza ai figli d’Esperia. — Leonardo, dopo, si ritirò.

Fra questi spettacoli variati e il tripudio della mensa, de’ suoni e de’ canti, il giorno era omai caduto: e il Re venne allora invitato a cavalcare dapprima qualche istante per la città, che vagamente erasi illuminata; e ad assistere poi ad un fuoco di artificio espressamente disposto da qualche giorno nella bella piazza avanti al tempio maggiore di Pavia, ove era stato rizzato un palco pel Re e il distinto suo seguito. Gli fu osservato, che quel fuoco sarebbe stato disposto nel parco del Castello, quando non fosse stato infermo il Duca, da cui per conseguenza conveniva allontanare più che possibile ogni indiscreto romore.

A questa parola di Castello, il Re, come afferrando un’idea che le diverse scene piacevoli cui assistito avea da lui allontanata contro sua voglia aveano, disse al Duca di Bari: — Sì, noi di buon grado goderemo di quanto all’Eccellenza Vostra piacque disporre per onorarci, di che grati vi siamo; ma, diteci, voi ci avrete bene apparecchiato alloggio nel Castello?

Lodovico stupì a tale domanda: perocchè egli avea disegnato albergare il Re nel palazzo del comune; sì per allontanarlo dal nipote, come anche, timido e sospettoso com’era, per riservare in proprio potere il forte castello. Egli quindi si trovò allora alquanto imbarazzato.

— Sire, ei rispose, l’alloggio che vi preparai è nel Palazzo. Il Castello, già occupato dal Duca nostro nipote che per essere gravemente ammalato non potrebbe ritirarsi, offrirebbe a Vostra Maestà una stanza troppo incomoda ed angusta.

— Non importa, replicò Carlo, a cui il generale Brissonetto a forza di dire aveva inspirata alcuna diffidenza contro il Moro: noi ci adatteremo a stare come si potrà; ma uso nostro è di alloggiare mai sempre in un forte, di cui la guardia sia data alle nostre genti: nostro padre ce ne ha dato un costante esempio; nè noi possiamo da questa massima derogare.

— Permetta allora la Maestà Vostra, che io vada a dare degli ordini in proposito, troppo necessarj; ma di che temete, o Sire, in questa città che appartiene ad un principe di voi amico non solo ma parente, come è nostro nipote l’Illustrissimo duca Gian-Galeazzo? —