Procedeva tra noi, gladïatori
della vita, già vinto e già scïente,
dissimulando il suo certo destino.

Era di maggio, un lucido mattino.
Rideva ancor del suo riso dolente,
quando fu seppellito sotto i fiori.

Ella?

Ella guardava come chi saluta.
Me forse? Visi dietro me lontani?
Od assorti eran gli occhi, e negli arcani
interïori l'anima perduta?

Mi guardò: trasalì? Passò. Domani
evocherò la forma, già caduta
nel passato: e il ricordo agita, muta,
fonde questo con gli altri segni vani...

Così tra le stagioni fuggitive
passano come i fior le imagin belle,
cadon dal tempo nell'eternità.

Così nel nostro cuor si forma e vive,
nata da l'armonia di tutte quelle,
l'Unica nostra... E forse non verrà.

Schiava.