Ora la forza innumere alimenti
fra le sue sagge mani; arguta suoni
nelle sue case o procellosa tuoni
e al monte, al mare esseri strani avventi.
Esseri strani l'uomo crea, l'ignoto
a conquistargli, esseri onnipossenti,
nei quali tu, cuore perenne, vivi.
Tu che i minuti suoi misuri e inscrivi,
insiem col giro degli abissi ardenti,
intorno al centro dell'eterno moto.
Linguaggio.
Odi, Sigfrido, a te fluire i suoni
della foresta? Parlano gli uccelli.
Tutto vive e ti dà fraterni appelli.
Sparvero mostri e dèi, illusïoni.
L'uom rispondeva e in lui nuove unïoni
facean le voci. Udivano i fratelli,
ripetean la parola, che, in suggelli
incisa, venne a le generazioni.
Era un suono di vento ed è consenso
oggi d'umanità. Poche parole
l'anima nostra chiudono e l'immenso.
Occupano la terra, come vuole
l'uomo: e a rapire qualche nuovo senso
emigran oltre l'orbita del sole.