— Come? Coi ballerini? Oh no! no! Ci ho da essere anch’io.... se hanno da farmi ballare coi ballerini.... E voglio vedere chi sarà quel giovinotto che avrà il coraggio di pigliarmi per le mani o per le spalle.... Piuttosto gli graffio la faccia.
La nonna rise saporitamente tergendosi gli occhiali con un guanto di pelle usato, e conchiuse: — Brava, la mia creaturina feroce! te lo aveva detto solamente per ridere.
Pure sopravvenne anche a Sofia il pentimento di quella volontaria ripulsa. Parve anche a lei che la vita delle fanciulle fosse una vita senza costrutto, se esse non andavano al ballo. L’uscita dalla messa grande, mentre i moscardini del paese le aspettavano in ordinanza, fuori della chiesa, con l’ala vistosa della pezzuola di seta rossa, che spuntava dal nido del taschino del loro farsetto, — la passeggiata sotto i viali nel pomeriggio della domenica, mentre gl’infaticabili moscardini andavano su e giù fumando il loro sigaro e mostrando due altri sigari nuovi che rizzavano il collo dallo stesso taschino della pezzuola rossa, tutto ciò era un bel nulla rimpetto ai diritti che secondo lei spettavano alle ragazze ammodo: ci voleva il ballo, il ballo, il ballo.
Sofia ne tempestava la nonna, la quale le rispondeva:
— Se non lo volevi tu....
— Io allora, nonna, non sapevo nemmanco che cosa dicessi, non ragionavo....
— Mia cara nipote, tu ragionavi meglio, quando non avevi l’uso della ragione.
E chiudeva il discorso chiudendo la tabacchiera.
La povera Sofia credeva ingiusti per lei il Signore, il cielo, la terra, la nonna, perchè non le era consentito di andare a ballare; e qualche volta, sola nella sua cameretta, si dilaniava secretamente dal dispetto, pestava i piedi, mordeva le cortine, e poi piangeva.... Piangeva e quindi si asciugava gli occhi con tratti di fazzoletto, che parevano colpi rabbiosi di spugna.
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